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Il risveglio arabo: cosa pensano i paesi del Golfo

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La prima edizione, " What does the Gulf think about the Arab awakening" a cura di Fatima Ayub, Policy Fellow di ECFR, analizza l’attenzione dei paesi del Golfo sul Risveglio Arabo, attraverso quattro saggi.

L’importanza strategica dei paesi del Golfo è fondamentale infatti per comprendere il Risveglio Arabo, il Medio Oriente e il Nord Africa, la Siria e il conflitto israelo-palestinese. 

Se, da una parte, l’influenza di questi paesi si rafforza grazie all’imponente crescita economica, posizione geografica e risorse energetiche, dall’altra è ancora difficile capirne le dinamiche interne.

L’Arabia Saudita è stata colta di sorpresa dal Risveglio Arabo, in un momento in cui i nuovi media hanno offerto all’opinione pubblica maggiore possibilità di espressione. La reazione del governo è stata quella di fare ampie concessioni sociali, marginalizzando i dissensi e stigmatizzando le proteste come provocazioni da parte di fazioni sciite. L’Arabia Saudita fatica dunque a rilanciare la propria immagine in una regione dove è sempre più forte la Fratellanza Musulmana.

Il Qatar, grazie alle immense ricchezze, alle ambizioni regionali e ad un uso monopolista della politica estera, non ha dovuto affrontare la protesta politica. Nonostante si presenti ai propri interlocutori come un peso massimo della politica internazionale, il Qatar deve affrontare grandi sfide a livello interno, dovute alla rapida crescita della comunità di espatriati all’estero.  

Il Kuwait, un tempo una delle monarchie più illuminate del Golfo, è oggi meno liberale e maggiormente diviso sulla gestione del malcontento popolare. Benché decine di migliaia di kuwaitiani siano scesi in piazza, il governo ha rafforzato il controllo politico, anziché provare a rispondere alle accuse di corruzione e alle rivendicazioni in materia di diritti civili.

Stretto in una morsa tra Arabia Saudita e Iran, il Bahrein ha risposto alle rivendicazioni sciite di maggiore pluralismo politico mobilitando la fazione “lealista” dell’opposizione sunnita, pur continuando a perseguire una strategia di repressione politica. Tuttavia, la tecnica del governo ha avuto l’effetto di rafforzare la polarizzazione politica e di accomunare diversi gruppi di protesta da una causa comune.

Secondo Fatyma Ayub, “Gli Stati del Golfo non potranno per sempre fare affidamento sulle tradizionali soluzioni di gestione delle crisi interne e esterne. Finché le potenze del Golfo vedranno nel Risveglio Arabo null’altro che un momento per limitare i danni delle proteste o per dare spazio ad opportunismi strategici, non riusciranno a comprendere la vera opportunità di questo momento. Il tradizionale sistema politico di questi paesi potrebbe essere ancora adatto alla repressione, alla compravendita della lealtà politica o ai tentativi inattuati di riforma ma non riesce ancora a comprendere la crescente domanda di una cittadinanza più giovane e politicamente molto più consapevole”.

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