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Un’ Europa post-americana: possibile, tuttavia poco probabile.

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L’elezione di Donald Trump ha sconvolto tutto eccetto il modo di intendere la sicurezza americana da parte dell'Europa. Gli Stati Membri preferiscono ancora attenersi al vecchio accordo con Washington, situazione ideale per l'Europa.

L’Unione Europea ha sempre fatto affidamento sugli Stati Uniti per la propria sicurezza. Ma ora che Donald Trump è il Presidente, le cose possono cambiare. Ad oggi, Trump non ha mostrato alcuna volontà di impegno nei confronti dell’alleanza transatlantica. La sua retorica contro Germania, NATO e Russia lascia intendere come l’impegno statunitense nei confronti dell’Europa sia quanto mai incerto. Una sfida che arriva in un momento in cui gli Stati Uniti - in realtà già da qualche anno -  hanno diminuito gli impegni globali, soprattutto vero l'Europa. L’America di oggi ha meno truppe all’estero di quante non ne abbia mai avute sin dal 1957.

Il nuovo rapporto di ECFR, a cura di Jeremy Shapiro, Direttore della ricerca, si chiede se stiamo per assistere ad un ‘Europa post-americana’ dove una maggiore integrazione della difesa a livello europeo sostituirà la garanzia di sicurezza americana e dove gli stati europei prenderanno posizioni più ferme in opposizione alle poco popolari decisioni dell'amministrazione Trump.

Il rapporto è risultato di un sondaggio tra i policy maker europei sulle reazioni alla presidenza di Trump.

Tre le principali considerazioni emerse:

ANTICHRIST EFFECT: le preoccupazioni nei confronti del Presidente Trump e dell’emergere di personaggi simili in Europa, hanno dato una carica nuova a forze politiche più moderate e pro-europee, come nel caso emblematico del nuovo Presidente francese Emmanuel Macron.

MESSIAH EFFECT: inasprimento delle forze illiberali, particolarmente evidente in Ungheria e Polonia, i cui governi hanno rafforzato la propria opposizione all’immigrazione e alla promozione della democrazia.

REGENCY EFFECT: reazione predominante che vede Trump come il ‘re pazzo’ Giorgio III d’Inghilterra, governato dai propri consiglieri, dal Congresso e dalla società civile americana. La normalità ritornerà presto sulla scena politica americana e nelle relazioni transatlantiche.  Questa reazione è particolarmente presente in Germania.

Trump è meno popolare di Vladimir Putin, tuttavia i paesi europei hanno mostrato meno opposizione al Presidente americano rispetto a quella messa in atto dal Congresso filo-repubblicano. Secondo Jeremy Shapiro “ci sono state parole dure, tuttavia gli europei non hanno alterato drasticamente il proprio approccio nei confronti degli Stati Uniti. Molti paesi non hanno nemmeno fatto ricorso a queste parole.”

La maggior parte degli stati membri dell’UE preferisce il vecchio accordo con Washington piuttosto che l’ignoto rischio dell’indipendenza.

Se si desidera superare quest’inerzia, la reazione deve partire dalla Germania, sebbene in molti paesi europei vi sia una profonda sfiducia nei confronti della leadership tedesca. Berlino deve dunque portare avanti l’idea di una coalizione fra stati membri – a partire dalla Francia di Macron – e far apparire la propria leadership come benefica per tutti. Dovrà anche trovare il modo di trasmettere questa leadership per convincere i propri partner del fatto che la Germania non si approfitterà della propria posizione.

Un’Europa guidata dalla Germania è possibile, “sostiene Shapiro, “sebbene questa opzione sia poco probabile: gli europei guardano con sospetto alla Germania la quale non sembra essere pronta ad impegnarsi.

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