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Cina: una nuova visione strategica a lungo termine?

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Il Congresso del Partito Comunista cinese servirà a capire se la Cina ha deciso di abbandonare ‘l’ascesa pacifica’ in favore di un’ambiziosa strategia a 360°.

Al governo monopartitico cinese, contrariamente alle democrazie occidentali le cui strategie sono limitate da cicli elettorali di breve durata, viene spesso riconosciuta l’abilità ad elaborare visioni strategiche a lungo termine: in realtà, la Cina deve ancora sviluppare un nuovo piano per il lungo periodo.

L’ultima edizione delle China Analisys, Grand designs: Does China have a ‘grand strategy’?, analizza l’evoluzione della pianificazione strategica della Cina dagli anni ’70 ad oggi.

Il dibattito sulle scelte strategiche della Cina cominciò sotto la leadership di Deng Xiaoping, il quale, negli affari internazionali, promuoveva una Cina ‘low profile’ in modo da poter invece concentrare l’attenzione sullo sviluppo economico.

Con la fine della Guerra Fredda ed a causa di una crescente presenza militare statunitense in Asia, la Cina cominciò a prestare più attenzione allo scenario internazionale,promuovendo  multilateralismo e rapporti con i paesi confinanti. Questo nuovo approccio culminò nel 2001 con l’istituzione della Shanghai Cooperation Organization (SCO).

Mentre la Cina cominciava ad attrarre maggiore attenzione e criticismo a livello internazionale, nel 2003, Hu Jintao coniò il concetto di ‘ascesa pacifica della Cina’ – successivamente ridimensionato a ‘sviluppo pacifico della Cina’ - in modo da rassicurare i nervosi osservatori internazionali. Tuttavia, tutto cambiò con Xi Jinping, il quale dichiarò di voler rilanciare l’antico potere cinese. 

Angela Stanzel, Policy Fellow di ECFR sostiene che, nonostante le varie visioni ed attitudini, “la Cina debba ancora formulare una “grande strategia” e decidere se non sia il caso di optare invece per singole e concrete strategie.”

Nadège Rolland, spiega come l’iniziativa Belt and Road abbia qualcosa della grande strategia. È una visione che riflette gli interessi a lungo termine del paese (“ascesa senza ostacoli”) e mobilita risorse di hard e soft power a scopo strategico. 

Jabin Jacob delinea il pensiero cinese sulla strategia marittima, che include la stessa iniziativa Belt and Road. I leader cinesi sostengono “l’idea della Cina come grande potenza marittima”, evidente se guardiamo all’impegno cinese nel conciliare capacità, azioni e narrative.

Melanie Hart, sostiene come il pensiero strategico cinese sia inestricabilmente connesso alla presenza degli Stati Uniti nella regione ed a livello globale.

Il rapporto Stati Uniti-Cina rimane al centro del dibattito sul potere globale. Tuttavia, in merito alla domanda se la leadership cinese stia cercando una partnership o una rivalità con Washington in quel ‘mondo G2’ tanto voluto dalla Cina, vi è ancora disaccordo.

In Cina il concetto di grande strategia è ancora fluido ed in costante evoluzione. Sebbene potrebbe essere troppo semplicistico dire che la Cina delineerà la propria strategia in risposta alle azioni degli Stati Uniti, l’orientamento di Washington sotto l’amministrazione Trump ha certamente innescato un nuovo dibattito in merito al posizionamento della Cina come attore globale. 

Se si tratti dell’inizio della pianificazione di una nuova grande strategia concettuale è ancora da vedere. Probabilmente, il Congresso del Partito Comunista cinese servirà a capire se la Cina ha deciso di abbandonare ‘l’ascesa pacifica’ in favore di un’ambiziosa strategia a 360°.

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