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La Russia in Libia: guerra o pace?

La Russia in Libia: guerra o pace?


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МИД России/Flickr

L’Europa deve usare la propria influenza diplomatica per assicurarsi che la crescente influenza russa non implichi un’ulteriore destabilizzazione del confine europeo meridionale.

La Libia rappresenta sempre di più un obiettivo per le crescenti ambizioni russe in Medio Oriente ed il Nord Africa, tuttavia, a giudicare dalle azioni intraprese dal Cremlino fino ad oggi, Putin non ha ancora deciso che intende fare e quale debba essere il reale obiettivo finale.

Le decisioni europee, soprattutto quelle fatte dai più attivi attori in campo, Francia, Regno Unito ed Italia, possono ancora spostare l’ago della bilancia, in una direzione o nell’altra

Importante sarà l’azione del nuovo Inviato Speciale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, il quale inizierà ufficialmente il proprio mandato questa settimana, dopo aver partecipato, lo scorso martedì, al Summit di Parigi tra il Primo Ministro libico internazionalmente riconosciuto Fayez Serraj ed il suo principale rivale, il Generale Khalifa Haftar.

Sospesa tra guerra e pace

Da una parte, la Russia è naturalmente incline a sostenere il Generale Haftar, il quale si oppone al Primo Ministro Serraj, sostenuto dall’Occidente, ed è considerato da molti a Mosca come l’uomo forte della Libia orientale. La posizione anti-islamista di Haftar fa di lui un partner attraente per combattere il terrorismo; inoltre, l’appoggio al Generale rafforza le relazioni tra la Russia ed il suo principale sostenitore, l’Egitto. Il limitato sostegno ad Haftar prolunga l’instabilità in Libia, permettendo alla Russia di poter indicare l’errore dell’intervento occidentale del 2011 e di sostenere come un cambio di regime, in Libia come in Ucraina, genera solo caos.

Dall’altra, Putin vuole essere considerato, nel proprio paese come all’estero, ben più che solo un attore militare e vuole rafforzare le proprie credenziali diplomatiche. Dopo aver dimostrato a tutti la propria forza militare in Siria, giocare il ruolo dell’uomo di pace in Libia potrebbe risultare appetibile agli occhi di Putin, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del marzo 2018.

Inoltre, un successo diplomatico guidato dalla Russia, permetterebbe a Putin di apparire come “colui che aggiusta quello che l’Occidente rompe” come dice la sua propaganda.

Cosa ha fatto la Russia fino ad oggi?

L’opzione bellica fu la prima ad esser presa in considerazione da Mosca. Nella primavera del 2016, la Russia diede sostengo finanziario alla Libia orientale controllata da Haftar stampando dinari libici nella zecca del Cremlino. In giugno le relazioni vennero rafforzate con diverse visite ufficiali in Russia di Haftar e del suo inviato speciale Abdel Basit al Badri, l’ambasciatore libico in Arabia Saudita.

Nel gennaio 2017, il generale libico venne invitato a bordo della portaerei Kuznestov dove partecipò ad una video-conferenza con il Ministro della difesa russo Shoygu.

Haftar avanzò 3 richieste: sostegno politico per rafforzare la propria immagine di leader legittimo della Libia; appoggio nell’alleggerire l’embargo alle armi imposto dalle Nazioni Unite; approvvigionamento di armi. Haftar credeva che avrebbe ricevuto lo stesso sostegno ricevuto da Assad in Siria, sebbene l’azione russa in Libia si sia rivelata più cauta.

Sulla questione delle armi, il Cremlino ha ufficialmente sostenuto la linea delle Nazioni Unite, rifiutandosi di fornire armi fino alla fine dell’embargo e allo stesso tempo di fare una battaglia per rimuovere l’embargo stesso. Tuttavia, l’esperto francese in sicurezza Arnaud Delalande ha verificato l’invio di alcune armi russe in Libia. Di solito, le armi russe vengono vendute legamente all’Egitto e finiscono poi nelle mani di Haftar.

Questa soluzione conviene a Putin, non solo perché gli permette di dimostrare di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite relative all’embargo; ma perché l’Egitto, grazie al denaro saudita, è un cliente più affidabile di Haftar.

Diversi inoltre i rapporti sulla presenza di forze militari speciali russe in Libia e sul confine tra Libia ed Egitto. Tuttavia, sembra che queste forze militari russe non abbiamo mai preso parte a combattimenti ma che siano state dispiegate per proteggere i tecnici russi impegnati nel mantenimento del sistema di armi dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar.

Allo stesso tempo, Mosca starebbe perseguendo l’opzione della pace, tessendo una rete di relazioni che include i rivali di Haftar, sostenendo le più importanti risoluzioni delle Nazioni Unite sulla Libia e confermando il proprio impegno a preservare l’Accordo politico. Ciò non costituisce un sostegno al governo sostenuto dall’Occidente. Il Primo Ministro Fayez Serraj è stato ricevuto a Mosca, sebbene da rappresentanti minori del governo. Così come è stata ricevuta una delegazione della città di Misurata, composta tra gli altri da esponenti anti-Haftar, mentre i russi hanno incontrato il Governo di Salvezza nazionale, il terzo esecutivo libico accanto a Serraj e Haftar.

Cosa accadrà?

È improbabile che Putin si faccia coinvolgere in un nuovo conflitto o che decida di indispettire l’Egitto, interfacciandosi direttamente con Haftar circa le armi. Ciò che potrebbe cambiare è la qualità del sostegno russo ad Haftar, con un livello superiore di assistenza tecnica o con armi più sofisticate. Ciò potrebbe incoraggiare Haftar a cercare la guerra, sebbene una sua rapida vittoria militare sia alquanto irreale.

Un’altra opzione vedrebbe la Russia cominciare a collaborare di più con Haftar sulla lotta al terrorismo, opzione che potrebbe servire a trovare sinergie con Trump, il quale ha fatto della sconfitta del terrorismo un caposaldo della propria amministrazione. Quest’ opzione è stata avanzata dal ministro della difesa russo Shoygu, sebbene necessiti di un’autorizzazione del Cremlino che non è ancora pervenuta.

Più verosimilmente, Putin andrà avanti nel perseguire la propria politica ambigua: minimo ma determinante sostegno ad Haftar attraverso l’invio di armi tramite l’Egitto (rendendo felici sia Haftar che Sisi); attività diplomatica russa invitando, di tanto in tanto, leader libici a Mosca; continuando ad usare la Libia come uno esempio negativo dei mali di un cambio di regime.

Cosa dovrebbe fare l’Europa?

Nel caso gli attori europei come Italia, Francia e Regno Unito vogliano evitare un’escalation, le ambizioni diplomatiche russe potrebbero essere usate come leva. I policy maker russi si aspettano di essere coinvolti nei negoziati internazionali sulla Libia come lo sono stati in quelli sulla Siria e in altri format regionali come il Quartetto per il processo di pace in Medio Oriente. 

E, sebbene le Nazioni Unite e Salamé, non abbiano altra scelta che il coinvolgimento di Mosca, un dialogo significativo sulla Libia tra gli stati membri UE e la Russia non dovrebbe essere dato per scontato. L’inclusione della Russia in un nuovo gruppo di contatto potrebbe avvenire solo previo impegno russo al sostegno della de-escalation in Libia: ridurre il sostegno ad Haftar, pena esclusione.

Qualora Mosca accetti di giocare a queste condizioni, l’Europa dovrebbe tuttavia rimanere vigile sulla condotta russa all’interno di questo nuovo gruppo e sulle conseguenze dell’azione russa sui membri regionale della UAE e sull’Egitto.

Con riferimento alla crisi del Qatar, Abu Dhabi vede la Libia come un nuovo potenziale campo di battaglia contro l’Islam politico. In effetti, potrebbe sostenere Haftar sulla via verso Tripoli. Questo potrebbe causare una lunga guerra civile alle soglie dell’Europa.  L’Egitto probabilmente adotterà una posizione più defilata, focalizzata sul garantire i propri confini occidentali. L’Europa dovrebbe valutare attentamente quale di queste opzioni potrebbe essere sostenuta dall’influenza russa e, in caso, sospendere il nuovo formato diplomatico qualora la presenza di Mosca rafforzi l’escalation.

Infine, l’ambiguità di Putin sulla Libia è un buon motivo per essere sospetti sulle sue reali intenzioni.

L’Europa deve usare la propria influenza diplomatica per assicurarsi che la crescente influenza russa non implichi un’ulteriore destabilizzazione del confine europeo meridionale.

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