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Give the people what they want: Popular demand for a strong European foreign policy

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UN NUOVO SONDAGGIO RIVELA COME MENO DI 1 EUROPEO SU 20 SI FIDI DI DONALD TRUMP E VORREBBE CHE L'UE SI ALZI IN PIEDI E DIFENDA I PROPRI INTERESSI DI POLITICA ESTERA.

- Un nuovo rapporto ECFR, pubblicato in vista della presentazione da parte di Von der Leyen del Collegio dei Commissari UE, evidenzia il crescente sostegno a una politica estera europea più coerente ed efficace su importanti questioni internazionali come riscaldamento globale, migrazioni, commercio, difesa e sicurezza.

- Gli elettori europei vogliono che l'UE difenda i loro interessi economici e che maturi come attore geopolitico: i policy makers europei devono guadagnarsi il diritto di lavorare sul rafforzamento della politica estera dell'UE dimostrando risultati tangibili.

- Il sondaggio ECFR rivela che solo il 6% degli italiani si fida di Donald Trump e vuole vedere meccanismi di difesa più forti a livello europeo.

- Qualora l'UE non riesca a voltare pagina ed a rappresentare al meglio i propri paesi membri sulla scena mondiale, il progetto politico potrebbe crollare nei prossimi 10-20 anni.

A tre anni dall’inizio della presidenza Trump, e pochi giorni dopo la visita di Mike Pompeo a Bruxelles, la maggior parte degli europei ritiene di non poter più contare sugli Stati Uniti per la propria sicurezza. La fiducia negli Stati Uniti è venuta meno e gli europei guardano sempre più spesso all'UE per la difesa dei propri interessi di politica estera. 

Il rapporto ECFR "Give the People What They Want: Popular Demand for a Strong European Foreign Policy realizzato sulla base di interviste a 60.000 persone in 14 Stati membri dell'UE, ha rilevato che la maggioranza degli europei vuole che la leadership dell'UE impedisca un ulteriore allargamento, e chiede una risposta paneuropea alla questione sicurezza, cambiamento climatico e migrazione.  Gli europei vogliono un'UE più autosufficiente che eviti scontri causati da attori esterni, si opponga ad altre potenze continentali e affronti le crisi che colpiscono i loro interessi.  

I risultati del sondaggio si collocano in un momento cruciale per l'Europa, con la presentazione della squadra politica da parte della Presidente eletta della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e una serie di elezioni nazionali potenzialmente determinanti in Austria e Polonia, previste per il prossimo autunno. Il nuovo rapporto ECFR si inserisce anche in un contesto di crescenti controversie commerciali tra Cina e Stati Uniti, dell’evidente ingerenza russa nelle elezioni occidentali e del potenziale scioglimento degli accordi internazionali sul riscaldamento globale e sul disarmo nucleare, questioni che dovrebbero dominare i lavori della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Lo studio ECFR sostiene come il punto di vista, condiviso dai leader europei, secondo cui gli elettori sempre più nazionalisti non tollereranno la politica estera collettiva dell'UE, sia superato.  Gli elettori degli Stati membri accettano l’idea di "sovranità strategica" – ossia di accentramento del potere in aree chiave - qualora l'UE si dimostri competente ed efficiente. Sebbene non esista una maggioranza qualificata nell'UE-27 in tutti i settori della politica estera, ci sono eccezioni e aree di unanimità su questioni come la difesa e la sicurezza, la migrazione ed il cambiamento climatico - che l'UE potrebbe sfruttare e far progredire nei prossimi anni.

Mentre l'opinione pubblica sostiene l'idea che l'UE diventi un attore globale coeso, cresce anche la divergenza tra gli europei ed i loro governi su questioni che vanno dal commercio, alle future relazioni dell'Europa con gli Stati Uniti e all'adesione all'UE dei Balcani occidentali.  Con un tale divario di opinioni, c'è il rischio che gli elettori possano ritirare il proprio sostegno all'azione europea, dimostrato durante recenti elezioni europee e nazionali.

Gli elettori in Italia, e non solo, non sono ancora convinti che l'UE possa cambiare il suo attuale percorso di inattività e prevaricazione. Il nuovo team europeo, composto da Joseph Borrell, Alto Rappresentante  per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e Ursula von der Leyen, Presidente eletta della Commissione europea, dovrebbe comprendere questa realtà e rilanciare la strategia estera dell'UE, per venire incontro alla domanda pubblica.

Esiste il rischio che, dopo l'inaspettata alta partecipazione alle elezioni europee e la buona performance dei partiti nazionalisti come il Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia e il partito della Lega di Matteo Salvini in Italia, i leader di Bruxelles si posino sugli allori. "Essi dovrebbero ricordare che, prima del voto, tre quarti degli europei vedevano il proprio sistema politico nazionale, europeo, o entrambi, rovinati. A meno che l'Europa nei prossimi cinque anni non crei politiche emotivamente coinvolgenti, è improbabile che un elettorato convinto che il sistema politico sia rovinato possa dare all'UE il beneficio del dubbio una seconda volta".

Secondo il rapporto ECFR:

- Gli europei vogliono che l'UE diventi un attore forte, indipendente, non conflittuale e sufficientemente potente da evitare di schierarsi o di essere alla mercé di potenze esterne. Nei potenziali conflitti tra Stati Uniti e Russia, la maggioranza degli elettori di quasi tutti i paesi preferirebbe che l'UE rimanesse neutrale, perseguendo una via di mezzo tra queste potenze concorrenti. In Italia, il 65 per cento degli elettori vorrebbe che l'UE rimanesse neutrale.

- Gli europei sono diffidenti nei confronti della Cina e della sua crescente influenza nel mondo: non più dell'8% degli elettori negli Stati membri intervistati pensano che l'UE dovrebbe schierarsi con Pechino piuttosto che con Washington in caso di conflitto Stati Uniti-Cina. Il desiderio dei cittadini di ogni Stato membro è quello di rimanere neutrale - una posizione sostenuta da quasi tre quarti (73%) degli elettori in Germania e da oltre l'80% degli elettori in Grecia e Austria. Il 63% degli italiani è preoccupato per la Cina e ritiene che il governo nazionale o l'UE debba fare di più per contrastare le pratiche economiche aggressive della superpotenza.

- Gli europei sono generalmente favorevoli all'allargamento dell'UE, con elettori in paesi come l'Austria (44%), la Danimarca (37%), la Francia (42%), la Germania (46%) e i Paesi Bassi (40%), ostili ai paesi dei Balcani occidentali che intendono aderire all'UE. Solo in Romania, Polonia e Spagna oltre il 30% dell'opinione pubblica sostiene l'adesione di tutti questi paesi. Gli intervistati italiani sono divisi: il 25% è favorevole all'adesione di tutti i paesi dei Balcani occidentali, il 27% è favorevole all'adesione di alcuni di essi e il 22% si oppone a qualsiasi ulteriore allargamento della regione. I gruppi di elettori più ostili sono i sostenitori della Lega di Matteo Salvini, con il 41% dei quali si oppone ad un'ulteriore espansione del progetto UE nei Balcani occidentali.

- Gli europei vogliono un'azione dell'UE in materia di cambiamenti climatici e migrazione. Più della metà dei cittadini di ciascun paese intervistato, ad eccezione dei Paesi Bassi, ritiene che il cambiamento climatico debba essere considerato prioritario rispetto alla maggior parte delle altre questioni. Inoltre, gli elettori europei sono favorevoli a maggiori sforzi per controllare le frontiere esterne dell'UE e almeno la metà degli elettori in ogni Stato membro è favorevole a un aumento degli aiuti economici ai paesi in via di sviluppo per scoraggiare la migrazione. Tre quarti degli italiani (75%) sono d'accordo su quest'ultimo punto. Gli europei sono anche d'accordo, in modo schiacciante, sul fatto che il conflitto sia stato uno dei principali motori delle rotte migratorie del continente - con elettori in 12 dei 14 stati che ritengono che l'UE avrebbe dovuto fare di più per affrontare la crisi siriana a partire dal 2014.

- Nel complesso, gli europei ripongono più fiducia nell'UE che nei loro governi nazionali per proteggere i propri interessi contro altre potenze globali - anche se, in numerosi Stati membri, molti elettori non si fidano né degli Stati Uniti né dell'UE (in Italia, Germania e Francia questa era l'opinione di circa quattro elettori su dieci; nella Repubblica Ceca e in Grecia, era l'opinione di più della metà di loro).  Gli elettori in Polonia si fidano più degli Stati Uniti che dell’UE – sebbene lo pensi meno di un quinto degli intervistati. Il 35% degli italiani sostiene l'UE più degli Stati Uniti, mentre il 15% ha più fiducia negli Stati Uniti piuttosto che nell'UE.

- Gli elettori sono scettici sull'attuale capacità dell'UE di proteggere i loro interessi economici nelle guerre commerciali. La maggior parte di essi lo sostiene in Austria (40%), Repubblica Ceca (46%), Danimarca (34%), Paesi Bassi (36%), Slovacchia (36%) e Svezia (40%). Meno del 20% degli elettori di ogni Stato membro ritiene che gli interessi del proprio paese siano ben protetti dalle aggressive pratiche competitive cinesi.  Ciononostante, essi hanno opinioni contrastanti sull'opportunità che l'UE o il loro governo nazionale affronti il problema. In Italia, in un contesto di sostegno alla Lega di Matteo Salvini, solo il 32% ritiene che solo il governo nazionale dovrebbe assumere un ruolo guida nelle questioni commerciali.

- Per quanto riguarda l'Iran, la maggioranza degli europei (57%) sostiene gli sforzi dell'UE per mantenere il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) o "accordo nucleare" con l'Iran. Il sostegno all'accordo è più forte in Austria (67%) e più debole in Francia (47%).  Il 57% degli intervistati in Italia sostiene il proseguimento del JCPOA, con una percentuale che sale all'80% tra i sostenitori del PD.

- Gran parte degli elettori ritiene che la Russia stia tentando di destabilizzare le strutture politiche in Europa e che i governi non proteggano adeguatamente il proprio paese dalle interferenze straniere.  Questa sensazione è condivisa da Danimarca (44%), Francia (40%), Germania (38%), Italia (42%), Polonia (48%), Repubblica Ceca (44%), Romania (56%), Slovacchia (46%), Spagna (44%) e Svezia (50%).

- Inoltre sulla Russia, oltre la metà degli elettori europei di ciascun paese ritiene che l'attuale politica sanzionatoria dell'UE sia giustamente "equilibrata" o non sufficientemente rigorosa, ad eccezione di Austria, Grecia e Slovacchia.  Il sostegno a una politica più severa è stato più forte in Polonia (55%) e più debole in Slovacchia (19%). Gli italiani sono divisi sulla questione, con una percentuale compresa tra il 21-24% che vede la risposta dell'UE come "troppo dura", "non abbastanza dura" o "equilibrata". I sostenitori della Lega di Matteo Salvini sono più comprensivi sull'aggressione russa in Ucraina, con il (32%) che ritiene che l'UE sia stata "troppo dura".

- Gli elettori europei sono divisi sul fatto che il loro paese debba investire nelle capacità di difesa della NATO o dell'UE. I sostenitori di La République En Marche! preferiscono puntare sugli investimenti nella difesa attraverso l'UE (78%) piuttosto che nella NATO (8%), mentre gli elettori del Partito della Legge e della Giustizia in Polonia hanno una preferenza più forte per la NATO (56%) rispetto alle capacità di difesa dell'UE (17%). Il sostegno a un quadro di difesa dell'UE è particolarmente forte tra gli elettori di Forza Italia e PD, rispettivamente al 42% e al 52%.

- Gli elettori ritengono che, se l'UE si sciogliesse domani, una delle perdite principali sarebbe la capacità degli Stati europei di cooperare in materia di sicurezza e difesa e di agire come una potenza di dimensioni continentali nella competizione con attori globali come la Cina, la Russia e gli Stati Uniti.  Questa sensazione è condivisa dal 22% in Francia e dal 29% in Germania. Solo il 16% degli italiani condivide la questione.

L'autrice del rapporto Susi Dennison, Senior Policy Fellow e Direttrice del programma European Power di ECFR, ha dichiarato:

"Il nostro sondaggio conferma che Trump è visto come tossico in Europa, e che questo sta alimentando la sfiducia nella garanzia di sicurezza degli Stati Uniti. Il fatto che gli europei siano divisi sull'opportunità di destinare risorse per la difesa all'UE o alla NATO suggerisce come essi non abbiano più la fiducia nell'alleanza come una volta.

"Pur essendo stati delusi dalla performance di politica estera dell’UE, gli europei sono più avanti dei loro rappresentanti politici nella comprensione della necessità di un'Europa più forte in un mondo in cui potrebbe essere sopraffatta da superpotenze sempre più aggressive e nazionalistiche.  Non hanno bisogno di essere convinti dall'idea di difesa europea – ma dalla capacità dell'Europa di produrre risultati".

Il rapporto ECFR fa parte di un ampio progetto per comprendere i desideri dei cittadini europei. Le precedenti pubblicazioni del team ECFR " Unlocking Europe’s Majority’ " hanno analizzato le proiezioni delle elezioni del Parlamento europeo, un'analisi dei risultati delle elezioni di maggio, con particolare attenzione alle aree di comunanza tra i partiti politici, e come l'UE possa affrontare questioni chiave, come il cambiamento climatico, il commercio, la migrazione, la difesa e la sicurezza in un contesto di accresciuta tensione politica.

Ulteriori informazioni e dettagli sui risultati del progetto: https://www.ecfr.eu/europeanpower/unlock

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