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Whatever it takes: l’Italia e la crisi Covid-19

Whatever it takes: l’Italia e la crisi Covid-19


La risposta dell'Italia al virus sta iniziando a cambiarne la politica.

Da italiana, sono abituata ai rimproveri retorici di commentatori, politici e media europei - e so che ne arriveranno presto degli altri in questo momento di crisi. Tuttavia, la recente dichiarazione della Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Christine Lagarde "non siamo qui per ridurre lo spread", che ha causato un forte rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani,  è stato uno degli schiaffi più forti che l'Italia abbia ricevuto negli ultimi anni. Sebbene seguita dalla dichiarazione di sostegno dell'Unione Europea all'Italia e agli altri Stati membri colpiti dal Covid-19, l'episodio ricorda molto la crisi dell'euro. Nel 2012, con la minaccia di un incombente disastro, gli italiani si sono ritrovati a dover affrontare le conseguenze di eventi finanziari in gran parte fuori dal proprio controllo.

Come un brivido lungo la colonna vertebrale collettiva, molti italiani hanno inizialmente reagito con stupore all'affermazione di Lagarde: come è possibile che, in una crisi così grave, la presidente della BCE parli in questo modo? L'Italia non è mai stata così unita come dopo le parole di Lagarde, con Presidente della Repubblica, Primo ministro e Membri della coalizione al governo (Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle) tutti concordi nel condannare la dichiarazione.

Probabilmente, gli italiani avrebbero raggiunto tale unità in ogni caso, in un raro momento in cui- dopo anni di populismo crescente - quasi tutti si stanno concentrano sulla solidarietà politica e sul proprio senso di responsabilità per porre fine alla crisi. Tuttavia, il cambiamento dell'opinione pubblica è impressionante: secondo i sondaggi condotti dall'agenzia di stampa Dire il 12-13 marzo, l'88 per cento degli italiani ritiene che l'Europa non stia sostenendo l'Italia nella crisi, mentre solo il 4 per cento ritiene che stia facendo abbastanza. Inoltre, il 67 per cento degli italiani considera l'appartenenza all'UE come uno svantaggio, rispetto al 47 per cento del novembre 2018. Le emozioni hanno ora un ruolo particolarmente importante nella politica italiana: gli italiani non affrontano una crisi di questa portata dalla seconda guerra mondiale e hanno sensibilità politiche molto diverse da quelle di molti altri cittadini dell'UE, soprattutto quelli dell'ex blocco comunista. Dopo la caduta del fascismo e la fine dell'occupazione, l’Italia è diventata una democrazia senza subire il dominio sovietico. I polacchi con cui ho parlato nei giorni scorsi vedono nell'adozione di misure restrittive la cosa naturale da fare per il bene comune. Per gli italiani, come per francesi, inglesi, belgi e altri più abituati alla democrazia, ad un concetto del genere è difficile adattarsi culturalmente.

È interessante notare come la fiducia degli italiani nei partiti sovranisti sembri sgretolarsi insieme a quella nell'UE: il Covid-19 sta indebolendo il marchio del populismo italiano. Secondo un sondaggio del 10 marzo, il sostegno alla Lega è al 27 per cento, in calo di 7,3 punti percentuali rispetto alle elezioni del Parlamento europeo a maggio 2019. In questo periodo, il Partito Democratico è rimasto stabile nei sondaggi, passando dal 22,7 al 22,5 per cento; il Movimento Cinque Stelle è sceso dal 17,1 al 15,6 per cento; Forza Italia è scesa dall'8,8 al 6,1 per cento. Tuttavia - e in modo un po' confuso, visto il destino della Lega - il sostegno a Fratelli d'Italia è passato dal 6,5 al 13,4 per cento.

La crescente popolarità di Fratelli d'Italia potrebbe essere dovuta a tre fattori. In primo luogo, la leader Giorgia Meloni ha assunto un ruolo pubblico più responsabile e cauto di quello del leader della Lega Matteo Salvini. In secondo luogo, la maggior parte dei sostenitori di Fratelli d'Italia si trova in regioni che sono state relativamente poco colpite dal Covid-19, come il Lazio. Infine, Fratelli d'Italia non è a capo di alcun governo regionale, quindi non può essere accusato di aver gestito male la crisi.

Anche il calo del sostegno alla Lega potrebbe essere spiegato da tre fattori. In primo luogo, la Lega governa due delle tre regioni maggiormente colpite dal Covid-19: Lombardia e Veneto, che al 15 marzo contavano rispettivamente 13.272 casi e 2.172 casi (la terza, l'Emilia Romagna, conta 3.093 casi ed è governata dal Partito Democratico). Queste regioni sono i tradizionali motori dell'economia italiana e forse è qui che i politici della Lega hanno commesso il loro più grande errore: hanno sottovalutato la difficoltà di controllare il virus. L'emergenza in cui si sono ritrovate le regioni governate dalla Lega ha avuto un profondo impatto socio-economico sia sugli elettori che sulle aziende. Questo potrebbe essere il motivo per cui Salvini è stato insolitamente taciturno negli ultimi giorni.

In secondo luogo, Salvini non è né un ministro né qualcuno a cui i media chiederebbero di spiegare la strategia dell'Italia sul Covid-19. Il suo megafono politico è stato confiscato dall'Agenzia della Protezione Civile, dalle autorità regionali e dal governo.

In terzo luogo, c'è una nuova unità politica all'interno del governo italiano, che ha appena approvato un piano di risposta alla crisi da 25 miliardi di euro. Tale unità, che nasce da un diffuso senso di dovere di agire nell'interesse del Paese, favorisce politicamente i partiti al potere.

Questo è un momento molto pericoloso sia per l'Italia che per l'Europa nel suo complesso. Dopo la crisi finanziaria e la crisi migratoria, l'emergenza è un punto di svolta per la politica europea. Con la chiusura delle frontiere europee e con gli Stati membri dell’UE che proteggono i propri interessi nazionali, l'esperienza italiana si offre come un'importante lezione per il resto del continente. L'Italia non solo ha avuto a che fare con il Covid-19 più a lungo, con un anticipo stimato di 10-12 giorni rispetto agli altri Paesi dell'UE per quanto riguarda il tasso di infezioni e le misure di emergenza, ma si trova più avanti per quanto riguarda gli effetti politici della crisi. Anche se può sembrare strano nel contesto politico degli ultimi anni, l'Italia è sulla strada giusta per ristabilire la solidarietà politica e mettere da parte il confronto interno.