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Top 10 dei trend di politica estera nel 2020

Top 10 dei trend di politica estera nel 2020


Top 10 dei trend che terranno occupati i policymakers europei nel 2020

L'arrivo del 2020 non segna solo un nuovo anno, ma anche un nuovo decennio. Il sistema di un calendario arbitrario rivendica la necessità di fare previsioni su eventi e tendenze che scuoteranno il mondo nel 2020. A dire il vero, il prossimo anno è un po' misterioso, figurarsi il prossimo decennio. Se ci aveste detto nel gennaio 2010 che Kanye West si sarebbe rivolto a Gesù entro il 2020, avremmo detto: "Certo, e una star dei reality televisivi diventerà presidente degli Stati Uniti". La nostra mancanza di intuito non significa che le previsioni annuali siano state imprecise.

Anzi, nonostante le fionde e le frecce di colleghi oltraggiosi, siamo rimasti talmente impressionati dalle nostre capacità di previsione e di autovalutazione che abbiamo deciso di rappresentarle graficamente. Nel 2019, guardando solo un po’ di sbieco ai fatti, abbiamo ottenuto un punteggio di precisione di 6,5 su 10. È un po' al di sotto dei nostri punteggi passati, ma siamo fiduciosi che nel 2020 il mondo migliorerà la capacità di aderire alle nostre previsioni.

Di seguito presentiamo le previsioni sui dieci trend principali che preoccuperanno i policymakers della politica estera europea nel 2020 (più un trend bonus). Tornate l'anno prossimo per vederci presentare una descrizione ancora più graficamente impressionante dei nostri fallimenti.

1. TRUMP VINCE LA RIELEZIONE MA PERDE IL VOTO POPOLARE CON UN MARGINE MAGGIORE RISPETTO AL 2016

Donald Trump è un presidente impopolare che affronta un percorso difficile e molto incerto per la rielezione. Nonostante ciò, i presidenti in carica hanno enormi vantaggi alle elezioni presidenziali statunitensi e in generale vincono. Trump ha optato per un puro gioco di collegi elettorali, concentrandosi sugli Stati in cui ha vinto nel 2016 e curando poco la maggioranza degli elettori che vivono negli Stati in cui ha perso. Di conseguenza, il suo rivale Democratico correrà per i voti nelle grandi città e negli stati costieri, ma con scarso successo. Trump otterrà il collegio elettorale, ma perderà il voto popolare con un margine ancora più grande rispetto al 2016.

2. L'UE SI DISSOCIA DALLA POLITICA STATUNITENSE IN MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA

Nel 2019 gli europei hanno cominciato finalmente a credere che gli Stati Uniti avrebbero lasciato il Medio Oriente. Per decenni, gli europei hanno affidato la loro politica medio orientale agli Stati Uniti, nonostante abbiano grandi interessi nella regione. In questo modo, l'Europa è rimasta saldamente legata alle priorità statunitensi su questioni come Iraq, Siria e Yemen. Tuttavia, come dimostrato, Russia e Turchia negoziano il destino della Siria e si trasferiscono in Libia, mentre gli Stati Uniti rimangono passivi e gli europei non hanno più questa possibilità. Nel 2020, l'Europa inizierà a costruire una propria politica sulla regione. Questo sforzo non avrà né i muscoli né i mezzi americani. Permetterà all'Unione Europea e ai suoi Stati membri di utilizzare finalmente la propria forza economica e i legami regionali per elaborare una politica su Medio Oriente e Nord Africa più incentrata sugli interessi europei.

3. GLI STATI UNITI TRASCURANO L'ALLEANZA CON TAIWAN

Con il crescere delle tensioni tra Taiwan e Cina a seguito delle elezioni taiwanesi del gennaio 2020, i cinesi ricorreranno alle consuete forme di pressione militare e diplomatica per garantire che il nuovo governo di Taipei non faccia ulteriori passi verso l'indipendenza. Taiwan si aspetterà dimostrazioni sia simboliche che reali di sostegno da parte dell'amministrazione Trump ma riceverà solo vaghe dichiarazioni di solidarietà da parte del Dipartimento di Stato che andranno perse tra una raffica di tweet presidenziali mirati a prendere in giro Nancy Pelosi. Taiwan si tirerà indietro e un'altra alleanza americana marcirà dall'interno.

4. PUTIN PARTECIPA AL G7 NEGLI STATI UNITI

Tre anni fa avevamo previsto che il presidente russo Vladimir Putin avrebbe partecipato al vertice del G7 del 2017 in Italia. Era prematuro, ma la chiave per il business delle previsioni non è imparare dai propri errori ma, al contrario, continuare a ripetere i pronostici fino a quando non diventano giusti. Così, Trump, con il sostegno del suo omologo francese, Emmanuel Macron, chiederà a Putin di partecipare al vertice del 2020 negli Stati Uniti. Questo anticiperà il ritorno della Russia nel comitato che governa quel mondo, anche se avverrà dopo che avrà smesso di governare il mondo.

5. ZELENSKY SI MUOVE PRIMA DELL’EUROPA NELLA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO DEL DONBAS

Il nuovo presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky, si è già dimostrato più disposto a fare accordi con la Russia di quanto la maggior parte degli analisti politici ritenesse possibile. Continua a camminare sul filo del rasoio a livello politico a causa dell'intensa opposizione all'interno del paese a qualsiasi compromesso con la Russia. Ciononostante, affronterà la questione in modi che metteranno a disagio i leader dell'UE, realizzando compromessi a loro non graditi e minando il consenso europeo sulle sanzioni contro la Russia. I leader europei si troveranno nella scomoda posizione di respingere gli sforzi dell'Ucraina per fare pace con il suo vicino.

6. IL GREEN DEAL EUROPEO DIVENTA LA NUOVA CRISI DEI RIFUGIATI

L'anno scorso, Ursula von der Leyen ha fatto dell'European Green Deal il segno distintivo della sua agenda come nuovo presidente della Commissione europea. Nel 2020 il dibattito sulla politica climatica approfondirà le divisioni geografiche e socioeconomiche all'interno dell'Europa, provocando un contraccolpo populista anti-ambientale. Molti Paesi dell'Europa orientale dipendono ancora fortemente dal carbone per la produzione di energia e temono che la spinta alla neutralità del carbonio sia una forma di protezionismo subdolo. Il Green Deal europeo potrebbe anche creare fratture politiche interne a molti Stati membri, così come è successo in Francia quando il tentativo di aumentare le tasse sul carburante nel 2018 ha stimolato il movimento dei gilet gialli. Questi movimenti intraeuropei e nazionali faranno dell'accordo la prossima "crisi dei rifugiati", una questione di singolare potenza che divide l'Europa tra est e ovest, e che mobilita forze populiste all'interno dei paesi dell'intero blocco.

7. LA SUCCESSIONE DIVENTA UN TEMA DOMINANTE IN RUSSIA, TURCHIA E STATI UNITI.

Gli uomini di potere hanno vissuto una buona fase negli ultimi anni. Brasile, Cina, Russia, Turchia e persino gli Stati Uniti sono governati da leader con un alto senso di sé e una bassa tolleranza per il dissenso o le critiche. Gli uomini di potere di oggi cercano di centralizzare il controllo attraverso il culto della personalità (con diversi livelli di successo). Di conseguenza, note pubblicazioni come il Washington Post, il New Statesman e il Financial Times vedono l'alba di una nuova era autoritaria. Tuttavia, il 2020 rivelerà come i regimi forti abbiano una debolezza chiave che va ben oltre la loro evidente mascolinità tossica. I regimi personalizzati hanno poca capacità di organizzare successioni ordinate, e gli uomini forti non vivono per sempre. Nel 2020 le lotte di successione e il disordine che ne deriverà, in particolare in Russia e Turchia, inizieranno a erodere la sensazione che i leader come Putin siano qui per sempre.

8. LA GUERRA COMMERCIALE TRA USA E CINA SI DIFFONDE IN SETTORI COME I SERVIZI FINANZIARI E LA TECNOLOGIA DELL'INFORMAZIONE

Nonostante gli Stati Uniti e la Cina abbiano raggiunto una tregua nella guerra commerciale alla fine del 2019, quest'anno i contrasti riguarderanno fronti nuovi e più significativi. L'attuale lotta per la tecnologia 5G preannuncia una guerra fredda economica dato che le due parti competono in altri settori geopoliticamente significativi, in particolare tecnologia dell'informazione e servizi finanziari. Sia Cina che Stati Uniti cercheranno di stabilire il proprio dominio tecnologico e finanziario con paesi terzi usando il potere di mercato e le relazioni politiche per mettere da parte il proprio rivale.

9. LE REGOLE SUI DATI DIVENTANO I NUOVI OGM IN UN CONTESTO GLOBALE PER STABILIRE STANDARD

Gli standard sono diventati il principale campo di battaglia in una nuova era di concorrenza geo-economica. Cina, UE, Russia e Stati Uniti hanno tutti cercato di usare la propria capacità di stabilire standard globali in settori come la salute, la privacy e la sicurezza per promuovere obiettivi nazionali che vanno dal predominio di industrie chiave all'esportazione di valori. In passato, il dibattito sugli organismi geneticamente modificati (OGM) è stato un campo di battaglia fondamentale per stabilire i termini del commercio agricolo. Nel 2020 gli standard dei dati svolgeranno un ruolo simile, poiché i leader iniziano a capire che la lotta per l'esportazione dei regolamenti sull'elaborazione, la gestione e la protezione dei dati darà forma all'industria tecnologica globale.

10. I MOVIMENTI DI PROTESTA DIVENTANO PIÙ IRRUENTI

Il 2019 è stato l'anno delle proteste in quanto movimenti di massa sono sorti e spesso si sono sostenuti in luoghi diversi come Bolivia, Francia, Hong Kong, Iran e Sudan. I movimenti hanno origini e traiettorie diverse, ma tutti hanno espresso un malcontento generale nei confronti delle classi dirigenti e della capacità catalizzatrice dei social media. Nel 2020 questi movimenti persisteranno, ma avranno effetti diversi a seconda della natura del governo preso di mira. In paesi autoritari come la Cina e l'Iran, i governi cominceranno a capire come utilizzare i social media e altre tecnologie per contrastare le proteste. In quanto tali, le manifestazioni potranno iniziare, ma otterranno scarsi cambiamenti sociali. Negli Stati più democratici o più deboli, questi movimenti costringeranno i governi a scendere a compromessi e, nel bene e nel male, innescheranno un cambiamento sociale o addirittura un cambiamento di leadership. Anche se i movimenti di protesta efficaci possono essere più preziosi negli Stati autoritari, diventeranno più comuni in quelli democratici.

BONUS: IL REGNO UNITO NON RIESCE A CONCLUDERE UN ACCORDO COMMERCIALE CON L'UE (MA A NESSUNO IMPORTA MOLTO)

Come spesso viene sottolineato, la saga della Brexit continuerà ben oltre la dipartita del Regno Unito dall'UE il 31 gennaio. Alla fine del 2020 il Paese sarà sul punto di un altro no-deal con finale sospeso, seguito da quasi tutte le stesse potenziali conseguenze per l'economia del Regno Unito e dell'UE che si sono avute nelle precedenti tornate negoziali. Nonostante ciò, il fervore politico svanirà dal dibattito sulla Brexit nel Regno Unito e nell'UE dopo il 31 gennaio. Mentre i politici passano a questioni come chi ha incasinato l'assistenza sanitaria o chi non è riuscito ad arginare i crimini con armi bianche, le discussioni commerciali tra l’UE e il Regno Unito verranno condotte nel mondo dei tecnocrati. Anche se l'UE e il Regno Unito non riusciranno a raggiungere un accordo entro la fine dell'anno, quasi nessuno che non lavori per il Financial Times se ne accorgerà. I tecnocrati troveranno in silenzio un modo per estendere il negoziato, dimostrando ancora una volta le virtù politiche dell'apatia pubblica.