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Ucraina: Il "piano" di Putin


Se l’UE non riuscirà a gestire la sfida russa, verrà vista come un attore di politica estera fallito. Qualunque siano le crisi istituzionali ed economiche interne, gli stati membri devono capire che questa è una situazione critica e che serve una reazione appropriata. Non ci sono più scuse. L’Ucraina, un paese geograficamente molto vicino con una popolazione di 45 milioni di abitanti, sta lottando per sopravvivere come stato sovrano. 

Le provocazioni russe nella parte orientale dell’Ucraina e la presenza di truppe al confine orientale del paese sono espedienti per influenzare i negoziati con l’Unione Europea e gli Stati Uniti sul futuro del paese. La Russia non intende annettere l’Ucraina orientale, ma vuole che l’occidente riconosca per il paese uno status di sovranità limitata. Infatti, annettere l’Ucraina orientale sarebbe troppo costoso per la Russia, sia economicamente che politicamente. Inoltre, un tentativo di assorbire parte del territorio ucraino scatenerebbe la resistenza della società ucraina.

Putin vuole imporsi sul futuro dell’Ucraina per creare una struttura federale e obbligare il governo di Kiev a concedere maggiore autonomia alle regioni. Quello che Putin sta facendo è volto a rafforzare la sua posizione nei negoziati con l’occidente. Il modello preferito da Mosca è il sistema federale tedesco: includere all’interno del parlamento ucraino una seconda camera nella quale le regioni abbiano più capacità di influenzare le politiche nazionali. Di fatto la Russia vuole indebolire il governo ucraino e limitare i poteri del presidente. Questa prospettiva permetterebbe a Mosca di influenzare i processi decisionali attraverso un maggiore coinvolgimento nelle regioni orientali, sviluppando i legami economici e politici con la Russia.

Gli analisti occidentali sbagliano nel pensare che la Russia intenda stabilizzare l’Ucraina. Putin considera solo due opzioni per l’Ucraina: federalizzazione o fallimento. L’attuale strategia russa si basa su una destabilizzazione controllata. Putin tenta di delegittimare il governo di Kiev dimostrando che esso non è in grado di controllare il Paese. Tra gli strumenti di tale destabilizzazione, l’aumento del prezzo di gas a livelli massimi e la categorica richiesta di saldare tutti i debiti che il paese ha con Mosca. Dal momento che nessun candidato filorusso ha possibilità di vittoria, Mosca non sosterrà le elezioni presidenziali ucraine di maggio.

La Russia preferirebbe un accordo con UE e Stati Uniti sul futuro dell’Ucraina, ma Putin non è più disposto a scendere a compromessi con l’occidente. Se non otterrà maggiore autonomia per le regioni orientali dell’Ucraina, Mosca la distruggerà impedendone l’integrazione nell’UE o nella NATO.  Putin considera l’Ucraina territorio russo e la sua campagna “La Crimea deve tornare a casa” è stata accolta con entusiasmo dal popolo russo. Putin ha trovato il modo di legittimare le proprie politiche, a dispetto della debole performance economica della sua amministrazione. Il patriottismo gioca un importante ruolo in Russia e la macchina propagandistica moscovita ha permesso a Putin di portare la propria popolarità all’80%. Durante gli ultimi tre mesi, i sostenitori di un intervento militare sono aumentati in modo preoccupante. A dicembre, la maggioranza dei russi si dichiarava contro un’operazione militare. Adesso il 50% dei russi approva l’intervento armato. Le sanzioni hanno rafforzato il consenso pubblico verso Putin.

Secondo la propaganda ufficiale, le sanzioni e il crescente isolamento del paese favoriranno lo sviluppo dell’industria nazionale. Il 68% dei russi crede a questa previsione. La azioni russe per rafforzare l’industria nazionale si concentrano sulla creazione di nuove relazioni con l’Asia e sul ritorno degli investimenti stranieri nel paese. Mosca sta anche valutando di costruire gasdotti verso l’Asia per declassare l’Europa da principale acquirente di gas e petrolio russo. In realtà tale strategia non servirà ad attuare un piano organico per lo sviluppo economico della Russia. L’obiettivo è fare in modo che il popolo creda alla propaganda e, quindi, riuscire a manipolarlo.

Contemporaneamente, la propaganda di stato continua a indebolire l’idea di un compromesso con l’Ucraina e l’UE. La sola verità è quella pronunciata dal governo russo, il resto è etichettato come propaganda degli avversari della Russia.  Il consenso per la politica di contro-modernizzazione di Putin cresce. Il concetto di de-europeizzazione e de-occidentalizzazione, qualunque cosa ciò significhi, si diffonde sempre più. I russi mostrano maggiore scetticismo riguardo le istituzioni democratiche e molti hanno rifiutato apertamente la posizione dell'UE sulla tutela della minoranze di genere.

L’attuale posizione dell’opinione pubblica è il risultato di un piano ponderato. Sin dalla sua rielezione nel 2012, Putin ha preparato il terreno per un conflitto con l’UE e gli Stati Uniti.  Ha indebolito l’influenza occidentale attraverso la legge del 2012 contro le organizzazioni no-profit, costrette a registrarsi come “agenti stranieri”. Ora sta prendendo provvedimenti per mettere a tacere le restanti voci critiche. Con la scusa della crisi ucraina, Putin ha incrementato la repressione. Le istituzioni indipendenti, come il Levada-Center, sono sotto attacco massiccio e sottoposte a controlli fiscali frequenti e invadenti. Nuove accuse hanno travolto i leader delle manifestazioni del 2012 a piazza Bolotnaya.

Questa strategia è pensata per intimidire e per etichettare tutti coloro che sono contro la politica governativa come anti-russi o "agenti stranieri", attraverso lo slogan "se non sei con noi, sei contro di noi". Tutte queste misure hanno creato un clima di denuncia, di paura, di patriottismo acritico. I cambiamenti non riguardano solo la politica estera russa, ma anche il livello di repressione interna.

L’Ucraina non è l’unico e principale obiettivo del nuovo approccio di Putin. La Russia vuole fondare un nuovo ordine internazionale per introdurre nuove regole nelle relazioni internazionali e assicurarsi il dominio nella regione post-sovietica tramite trattative con l’UE e gli Stati Uniti. Dopo l’accettazione dell’annessione della Crimea da parte dell’UE e degli Stati Uniti, le regole dell’ordine post-Guerra Fredda hanno perso ogni significato. Putin vuole usare l’Ucraina per dimostrare che la Russia non accetterà ulteriori allargamenti dell’UE o della NATO nella regione post-sovietica. Mosca ha posto l’occidente di fronte ad una scelta: accettare il nuovo ordine o la distruzione dell’Ucraina. Un significativo cambiamento nella politica russa che vuole sfidare i principi delle relazioni internazionali e usare il conflitto con l’occidente come strumento per la mobilitazione di massa a favore del sistema creato da Putin. E’ irrilevante che tutto questo succeda come conseguenza delle debolezze russe e del fallimento del soft power russo in Ucraina. La Russia ha ancora risorse sufficienti per resistere alle pressioni e alle sanzioni europee e americane e per destabilizzare il proprio vicinato.

Negli ultimi vent’anni, l’UE non è riuscita ad integrare il vicinato post-sovietico attraverso criteri economici, di sicurezza e democratici. Non ha sviluppato una politica di vicinato che prendesse in considerazione la realtà nei vicini ad est. Ha preferito costruire delle politiche basate sulle reali possibilità dell’UE. L’UE ha perso l’opportunità di sviluppare istituzioni che potessero influire sulla regione post-sovietica in un momento in cui la Russia era debole e più aperta alla cooperazione e all’integrazione. L’Europa ha ignorato il crescente divario tra società e potere nella regione e ha imprudentemente accettato che la Russia diventasse il principale garante della sicurezza regionale. Ora, né l’UE né gli Stati Uniti sono preparati per un conflitto con la Russia. Hanno propri interessi, fanno proprie considerazioni geopolitiche e a volte mostrano anche valori diversi nel loro approccio con la Russia, come dimostrato dalle reazioni europee allo scandalo NSA. Molti stati membri hanno sviluppato forti relazioni economiche con la Russia. Al contrario, gli Stati Uniti hanno interessi economici molto limitati nella regione post-sovietica e stanno spostando il proprio pivot dall’Europa verso l’Asia. Né gli Stati Uniti, né la NATO giocheranno un ruolo decisivo in questo conflitto.

Putin sta scommettendo sul fatto che l’UE non sia intenzionata a imporre sanzioni dure contro la Russia. Sta cercando di mettere l’UE e gli Stati Uniti l’uno contro l’altro. Ovviamente, escludere la Russia dai mercati bancari e finanziari internazionali avrebbe forti conseguenze per l’economia del paese, ma finora gli stati membri non sono stati capaci di accordarsi per prendere questa decisione drastica, ma hanno solamente approvato sanzioni simboliche. L’UE si è tirata indietro dal prendere misure che avrebbero realmente aiutato la stabilizzazione dell’Ucraina per paura che di una rottura totale delle relazioni con Mosca.

L’unica opzione per l’UE e per gli Stati Uniti è sedere al tavolo con la Russia e negoziare sull’Ucraina. L’UE è il partner economico più importante di Mosca e il principale acquirente di petrolio e gas, quindi ha i mezzi per influenzare l’economia russa. Putin ha bisogno dell’UE e degli Stati Uniti per il suo progetto di una sovranità limitata per l’Ucraina. A meno che l’occidente non agisca come il cattivo che sanziona la Russia e non riconosca il ruolo della Russia nella regione post-sovietica, la strategia di Putin fallirà. 

Se l’UE non riuscirà a gestire la sfida russa, verrà vista come un attore di politica estera fallito. Qualunque siano le crisi istituzionali ed economiche interne, gli stati membri devono capire che questa è una situazione critica e che serve una reazione appropriata. Non ci sono più scuse. L’Ucraina, un paese geograficamente molto vicino con una popolazione di 45 milioni di abitanti, sta lottando per sopravvivere come stato sovrano. L’UE deve investire di più nella creazione di una politica estera e di sicurezza che funzioni. Gli stati membri devono migliorare le proprie capacità di difesa e di risoluzione dei conflitti. L’obiettivo dell’UE dovrebbe essere quello di sviluppare una nuova Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione che integri i paesi post-sovietici in un nuovo ordine di sicurezza. All’interno di questa nuova struttura, dovrebbe essere discusso il ruolo di Ucraina e Russia, la questione della sicurezza degli altri paesi post-sovietici e la risoluzione dei conflitti post-sovietici. Questo implicherebbe un rilancio dell’OCSE come organizzazione di sicurezza collettiva, ruolo che ha perso negli ultimi 20 anni.  L’OCSE dovrebbe essere destinataria di maggiori risorse e dovrebbe essere sostenuta da maggiore determinazione di tutti gli attori. Se l’UE non lotta per le sue leggi, la Russia detterà le proprie. Riconoscendo la Russia come massimo garante della sicurezza nella regione post-sovietica e come attore principale nella gestione dei conflitti regionali, l’UE ha fornito alla Russia gli strumenti per dominare la regione. Questo paradigma deve essere spezzato attraverso un maggiore coinvolgimento dell’UE nell’intera regione. Ancora più importante, l’UE deve agire ora, non quando la Russia avrà già iniziato a mettere in atto la seconda parte del suo piano.