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Scorecard 2015: L’Olanda rimane pragmatica malgrado l’anno emotivo


Una folla di dignitari, vestiti di nero, aspetta l’arrivo delle salme in un aeroporto militare. Una fila interminabile di carri funebri su una strada bloccata che attraversa tutto il Paese. Il ministro degli Esteri Frans Timmermans che tiene un discorso commovente di fronte al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tutte queste immagini sono impresse nella coscienza nazionale olandese, a seguito  dell'abbattimento del volo Malaysian Airlines MH17 in Ucraina: la politica estera si è legata ad una tragedia nazionale.

Fino a quel momento, i Paesi Bassi avevano investito molto nei rapporti bilaterali con la Russia, culminato nel 2013 con l’anno olandese-russo. Così, quando è iniziata la crisi con la Russia, i diplomatici olandesi hanno tenuto un approccio moderato riguardo le sanzioni da applicare nei confronti di uno dei più importanti partner commerciali del Paese. Ma l’abbattimento in Ucraina del volo MH17 (presumibilmente da separatisti filo-russi), con 193 passeggeri olandesi tra le vittime, il primo ministro olandese Mark Rutte e il ministro degli Esteri Timmermans hanno usato tutta la forza diplomatica di cui disponevano. In breve tempo è stata concordata una forte condanna dell’OSCE, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che chiedeva accesso al luogo dell'incidente, indagini internazionali ed il sostegno per sanzioni accelerate. LEuropean Foreign Policy Scorecard 2015 ha indicato l’Olanda come uno dei paesi leader su questa tematica. L’Olanda è stata anche leader nell’assistenza bilaterale ai paesi del vicinato orientale, grazie alla sua politica di sostegno costante  a partire dalla rivoluzione arancione in Ucraina.

L'unità politica tra gli Stati membri UE, evidente dopo il disastro dell’MH17, non è stata altrettanto forte durante un'altra crisi internazionale che, per i Paesi Bassi, ha anche cominciato a farsi sentire da vicino: l’ascesa dello Stato islamico in Siria e Iraq. Con più di 200 olandesi, per lo più di origine marocchina, che si sono recati a combattere in Siria e Iraq, cresce il timore che questi combattenti possano ritornare per commettere attentati nei Paesi Bassi. L’Olanda ha contribuito alla lotta allo Stato Islamico in Iraq con 6 F-16, 250 militari e 130 addestratori militari.
Il Paese ha dato anche un contributo significativo sul versante umanitario e su quello politico: i Paesi Bassi sono al dodicesimo posto per i contributi dati alla Siria e al decimo per quelli all’Iraq. Sul problema globale dei terroristi stranieri, l’Olanda sta svolgendo un ruolo di primo piano insieme al Marocco nel Global Counter Terrorism Forum. Come i colleghi di altri paesi europei,  i politici olandesi sono stati più cauti nel fornire assistenza militare per gli attacchi in Siria. Il dibattito in Olanda su un intervento militare in terra straniera è ancora influenzato dalle reazioni alla decisione riguardante la guerra irachena nel 2003. In quel caso, il governo olandese diede sostegno politico agli Stati Uniti, decisione fortemente condannata nel 2010 da una commissione d'inchiesta parlamentare, a causa delle basi giuridiche discutibili su cui si fondava la guerra.

Tracce di una visione atlantica nella leadership olandese si possono trovare anche in altri due elementi della politica estera  come delineato dallo Scorecard. Il paese è considerato un leader per il ruolo nel sostenere i negoziati del TTIP,con i politici attivi nel dibattito pubblico per rispondere alle preoccupazioni su norme del lavoro e diritti della proprietà intellettuale. Tuttavia, la mancanza di tempestività nell'affrontare la questione riguardante la protezione dei dati dopo le rivelazioni del caso Snowden, ha portato a valutare l?Olanda come slacker.

Negli ultimi anni, il governo olandese ha lavorato al ridimensionamento dell’aiuto pubblico allo sviluppo a favore degli scambi con  paesi in via di sviluppo. A causa di questa diminuzione, l'Olanda è stata giudicata slacker nella classifica in materia di aiuti, ma con la precisazione importante che i Paesi Bassi sono stati tra i leader nel contrasto alla crisi Ebola. Oltre ai significativi contributi economici per i programmi delle Nazioni Unite che si battono contro la malattia, il Ministero degli Affari Esteri ha lanciato una "piattaforma Ebola" che coinvolge politicamente vari attori. La nave della marina olandese Karel Doorman  è stata inviata in Africa Occidentale ed ha trasportato aiuti provenienti da nove paesi dell'Unione europea per un valore complessivo di 5 milioni di euro.

Lo Scorecard 2015 dimostra come, nonostante i momenti tragici del 2014, il pragmatismo dell’Olanda sia ancora un potente fattore nella politica estera del Paese. I Paesi Bassi sono  riusciti ad ottenere risultati sulla questione russa e sulla lotta all’Ebola, ma sono anche riusciti a proteggere l’economia e i rapporti con gli alleati più potenti, in particolare gli Stati Uniti.