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Macron punta alla guida della politica europea

Macron punta alla guida della politica europea

. (cropped) - CC BY 2.0

Durante il suo primo anno di mandato, il Presidente francese Emmanuel Macron ha delineato una serie di proposte volte a riformare le istituzioni europee ed è in procinto di lanciare una campagna in vista delle elezioni del Parlamento Europeo del 2019. In tutto questo processo, ha adottato una filosofia coerente su come dovrebbe funzionare la politica del Ventunesimo secolo.

Fino all’attacco terroristico dello scorso 23 marzo in un mercato del Sud della Francia, il Presidente francese Emmanuel Macron pianificava di lanciare una nuova campagna politica a livello europeo. Nonostante la presentazione sia stata rinviata, l’ultimo progetto di Macron è comunque centrale per la presidenza e nella sua concezione di potere.

La Grande Marche pour l’Europe” trarrà ispirazione dal programma che ha rovesciato i partiti politici dominanti in Francia ed ha trasformato il suo movimento La République En Marche! in una vera e propria forza politica. In sei settimane, dieci ministri e 200 parlamentari saranno chiamati a raccogliere le opinioni del popolo francese sul tema dell’Europa e su altre questioni europee. Il risultato verrà incluso in un programma finalizzato ad battere i partiti populisti ed euroscettici nelle elezioni del Parlamento europeo del 2019.

Macron ha convinto tutti gli altri Stati europei (fatta eccezione per Ungheria e Regno Unito) a condurre simili  consultazioni pubbliche, che egli spera gettino le fondamenta per le riforme europee già proposte durante i suoi due interventi ad Atene e alla Sorbona dello scorso anno.

Per comprendere la portata delle ambizioni di Macron, dovremmo tener presenti i principi sui quali la sua visione del mondo si basa e che orientano il suo approccio alla politica. Pochi conoscono il pensiero di Macron meglio dello storico e filosofo francese François Dosse. Non solo Dosse è stato professore di Macron a Science Po sul finire degli anni Novanta, ma è stato anche colui che lo introdusse al suo futuro mentore, il filosofo francese Paul Ricoeur, per il quale Macron ha lavorato come assistente alla ricerca per due anni.

Dosse ha recentemente pubblicato un libro su Macron e Ricoeur  intitolato Le Philosophe et le President. Poche settimane fa, l’ho incontrato nel suo appartamento parigino per discutere del suo ultimo lavoro, e mi ha spiegato quanto l’approccio di Macron alle riforme europee sia una combinazione di due fondamentali concetti Ricoeuriani.

Il primo è il “consenso nel dissenso”. Potrebbe suonare come la versione altisonante del detto “avere la botte piena e moglie ubriaca”. Tuttavia, secondo Dosse, si tratta piuttosto della capacità di trarre vantaggio dal contrasto esistente tra due punti di vista opposti, diversamente da un approccio Hegeliano, che cerca la sintesi tra i due poli. L’adozione del modello Ricoeuriano da parte di Macron è evidente nell’uso frequente che egli fa della locuzione  “en même temps” (“allo stesso tempo”) quando descrive proposte di riforma nazionali parallele.

Analogamente, la visione che Macron ha dell’Europa sembra voler riconciliare l’inconciliabile: egli mira a  preservare la sovranità degli Stati membri, rafforzando l’integrazione europea. Dal punto di vista istituzionale, ciò implica il sostegno agli organismi sopranazionali e, simultaneamente, una maggiore flessibilità nelle aree in cui i governi nazionali hanno più margine di manovra, rispetto a Bruxelles, per affrontare i problemi.

Rispetto alla politica di difesa, Macron intende muoversi all’interno degli attuali trattati europei, e sostiene le proposte per suggellare l’accordo di Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) e per il Fondo Europeo di Difesa. Tuttavia, spera anche di andare oltre gli attuali meccanismi NATO ed europei, puntando alla creazione di un’Iniziativa Europea di Intervento (IEI), che potrebbe operare in parallelo alle forze di spedizione britanniche e americane, oltre che di altri Paesi alleati.

Sul versante della migrazione, Macron vuole proteggere i confini esterni dell’Europa e garantire che l’accoglienza dei rifugiati diventi un compito condiviso da tutta l’Unione. Nel breve periodo, lavora affinché gli Stati membri siglino un accordo riguardante le quote di rifugiati da accogliere. Nel lungo, tuttavia, spera in una maggiore armonizzazione del sistema d’asilo europeo, o anche nella creazione di un’Agenzia d’asilo europea gestita a livello centrale.

Inoltre, Macron spera di riconciliare tutte le idee contrastanti rispetto all’Euro. Se, sul versante interno, si batte per riforme che riducano i rischi per la Francia di un contagio finanziario, su quello europeo punta ad un Ministero comune per il Budget e la Finanza dell’Eurozona, che renda l’unione monetaria più resistente a futuri shock.

Oltre a ciò, Macron vuole incoraggiare l’innovazione nel campo digitale, creando la versione europea dell’Agenzia americana per i Progetti di Ricerca Avanzata sulla Difesa (DARPA). Allo stesso tempo, è deciso a proteggere la sovranità nazionale nell’era digitale attraverso regolamenti e un meccanismo fiscale comune.

Il secondo concetto Ricoeuriano su cui si fonda la concezione del mondo di Macron è l’idea di “rifondazione” europea. Mentre la prima fase di integrazione europea è stata soprattutto improntata sull’assetto economico, Macron desidera ora porre l’accento sulla politica e la cultura, a partire dalle elezioni del Parlamento Europeo del prossimo anno.

Quando Macron guarda alla politica europea, ciò che vede sono formazioni partitiche ormai stantie, sull’orlo del collasso come accadde con i principali partiti francesi nel 2017. Ad esempio, ha deriso il Partito Popolare Europeo (PPE), di centrodestra, chiedendo come facciano tutti i parlamentari del gruppo a definirsi Cristiano-democratici, se tra le proprie fila ancora appaiono l’ex Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi e il Primo Ministro ungherese Vikton Orbán.

Inoltre, Macron riconosce quanto il declino del centrosinistra in Europa, insieme all’incombente esodo dei parlamentari del Partito Laburista inglese nel dopo-Brexit, abbia lasciato un vuoto considerevole da riempire. A tal fine, il leader francese ha pensato di dar vita alla versione europea di “En Marche!” che potrebbe nominare il proprio Spitzenkandidat per la presidenza della Commissione Europea. Infatti, si è già pensato a Margrethe Vestager, Commissario Europeo per la Concorrenza.

Inizialmente, i Macronistes avevano pianificato di ingaggiare i disertori provenienti da altri gruppi, per poi allearsi con l’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa, più tendente a sinistra. Tuttavia, la creazione di un En Marche!” europeo potrebbe significare una sconfitta anche per il gruppo ALDE. In ogni caso, dal momento che la Cancelliera tedesca Angela Merkel insisterà perché un candidato conservatore assuma la Presidenza della Commissione, Macron potrebbe appoggiarla per ottenere concessioni su altre questioni.

Molto è da vedere, ma è già evidente come Macron abbia inaugurato una nuovo modo di pensare alle politiche europee. Dal suo punto di vista, la sovranità in Europa può essere davvero esercitata solo a livello europeo. Sta guidando la Francia dalla Quinta alla Sesta Repubblica, una Francia non più strettamente franco-francaise, ma realmente europea.

 

 

Questo articolo è apparso su Project Syndicate il 27 marzo 2018.