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La promessa di Palermo: unire i fili della politica estera europea

La promessa di Palermo: unire i fili della politica estera europea


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. (cropped) - CC BY 2.0

 

La Libia è tornata ai vertici dell’agenda di politica estera dell'Europa; nel 2018 è diventato sempre più evidente che come il Libyan Political Agreement (LPA) - l'ultimo tentativo internazionale di risolvere la crisi del paese - abbia fallito e portato all'instabilità. Questa rinnovata attenzione porta con sé l'opportunità di mostrare ciò che un'Europa più coesa possa raggiungere. Certamente può farlo fornendo un forte sostegno alla fragile missione internazionale in Libia.

Durante l'ultimo Consiglio degli Affari Esteri, l'Unione Europea e i suoi Stati membri hanno ribadito il sostegno al rappresentante speciale delle Nazioni Unite, Dr Ghassan Salamé, alle elezioni che ha programmato e agli strumenti politici e giuridici necessari per realizzarle. Tuttavia, se l'Europa intende modificare la direzione attuale della Libia dovrà definire una strategia comune: concordando un approccio globale, includendo quelli che dovrebbero essere i prerequisiti per le elezioni; e definendo una visione condivisa per il processo negoziale e le posizioni politiche chiave. La conferenza di alto livello sulla Libia, organizzata dal governo italiano a Palermo, riunisce rappresentanti libici, europei e delle Nazioni Unite. Ma le posizioni degli Stati membri sono attualmente divergenti, in particolar modo tra Francia e Italia. Questo è il forum giusto per iniziare a costruire una posizione comune.


Gli europei dovrebbero prestare attenzione alla conferenza, sviluppando una nuova concezione della situazione attuale in Libia e di una strategia coerente per stimolare i progressi. L'attuale percezione degli attori europei e di altri attori internazionali è che il raggiungimento di un grande accordo o di un accordo politico è il modo migliore per risolvere la crisi della Libia; questo è l'errore che sottolinea la LPA. Invece, la loro nuova concezione condivisa dovrebbe riconoscere che la Libia è un paese che ha un disperato bisogno di costruire uno stato. Questa idea consentirà all'Europa di progredire nell'elaborazione di una strategia per il progresso. Questo comporterà l'identificazione di dove e di quando gli europei potranno impiegare le loro notevoli capacità, competenze tecniche e leve per risolvere le questioni che hanno minato gli sforzi internazionali fino ad oggi. Se l'Europa riuscirà a farlo, aggiungerà un importante impulso alla missione delle Nazioni Unite. Una posizione europea più coesa eserciterebbe anche una pressione significativa sulla miriade di attori nazionali e regionali che contribuiscono alla presente instabilità

Quale politica e strategia europea comune

Per stabilizzare la Libia, una posizione europea significativa deve tenere conto delle carenze e delle virtù delle posizioni politiche degli Stati membri così come sono attualmente delineate. Ha quindi bisogno di riconoscere la natura intrinsecamente dirompente delle attuali attività delle élite, comprendendo al tempo stesso la necessità di assemblare una più ampia piattaforma per il cambiamento; un semplice processo elettorale da solo non potrà che alimentare le grandi ambizioni a somma zero dei suoi partecipanti. Riconoscendo questo bisogno si permetterà ai responsabili politici di percepire le elezioni come un mezzo per un fine. Questo sarebbe un grande passo avanti sulla strada della ricostruzione dello stato e della nazione libica.

In quanto tale, la strategia europea a breve termine per la Libia dovrebbe essere quella di identificare dove impiegare le competenze tecniche. Ciò contribuirà ad affrontare le questioni strutturali che causano il conflitto e che rendono le nuove elezioni così rischiose. L'Europa dovrebbe anche sviluppare un sistema di lotta contro i predatori della Libia. Un approccio così coeso comporterebbe uno slancio verso il cambiamento elettorale e garantirebbe che tale cambiamento sia il più costruttivo possibile. Ciò sarebbe in linea con l'attuale obiettivo politico di molti Stati membri dell'UE. Renderebbe le elezioni parte di un più ampio processo di riforma, permettendogli di perseguire l’obiettivo strategico di istituire un governo che sostenga realmente e un sistema politico funzionale e legittimo in tutto il paese. Mirando a tutti quei meccanismi che le élite libiche hanno creato per proteggere e sfruttare finanziariamente la loro posizione, rendendoli meno intransigenti nei confronti del cambiamento e rende meno verosimili la loro sostituzione. Tutto ciò migliorerà la probabilità che le elezioni abbiano successo.

Le indicazioni sono che le riforme economiche, le misure di sicurezza e il processo politico siano tutti all'ordine del giorno a Palermo. Idealmente, l'Italia, la Francia e una coalizione dell'UE e di altri paesi membri coinvolti dovrebbero guardare alla conferenza con una visione e un piano d'azione condivisi, usando la loro influenza per contrapporsi ad attori libici e attori regionali sotto l’egida delle Nazioni Unite.


In breve, l'Europa dovrebbe:

 • esercitare pressioni sui leader economici della Libia per unificare le due banche centrali e proseguire un processo di riforma economica, pianificando al tempo stesso una risposta alla lettera di Fayez al-Serraj al Consiglio di Sicurezza del luglio 2018 dove richiedeva il controllo finanziario internazionale;

• tentare di riattivare le misure di sicurezza in fase di stallo nella capitale, accordi che potrebbero quindi fungere da precedente per la futura riforma del settore della sicurezza;

 • sfruttare Palermo come forum per il Generale Haftar e le forze militari libiche occidentali per discutere l'unificazione militare come complemento al travagliato processo avvenuto in Egitto;

 • convocare un maggior numero di libici per discutere i principi del prossimo processo politico, basarsi sui recenti tentativi di unificare le istituzioni governative e discutere come rendere operativi i risultati del Humanitarian Dialogue Centre, le cui consultazioni a livello nazionale hanno identificato i punti di consenso popolare su una visione politica condivisa.

Ma per avere un impatto reale, gli europei dovranno attivare la propria influenza finanziaria. Il recente di cessate il fuoco a Tripoli è stato lodevole, soprattutto in considerazione della notevole raccolta di armi pesanti a disposizione dei belligeranti. Ma il processo ha messo a nudo la posizione scomoda che Salamé attualmente ricopre. Infatti, attualmente sta ricoprendo il ruolo sia di mediatore che di esecutore nonostante manchino gli strumenti coercitivi. Questo non è solo rilevante per il cessate il fuoco di Tripoli e per i negoziati sulla sicurezza, ma anche per un più ampio piano d'azione. L'Europa dovrebbe renderlo libero di agire e di sfruttare i suoi punti di forza come mediatore, facendogli assumere il ruolo del "poliziotto cattivo" nella persecuzione degli sfruttator della Libia. L’Europa ha a disposizione gli strumenti per fare tutto ciò, data l'importanza che gli attori politici e militari della Libia attribuiscono al loro impegno internazionale e all'Europa come luogo di fuga e investimenti. L'UE e i suoi stati membri dovrebbero valutare le opzioni che hanno a disposizione, rintracciando il denaro libico immagazzinato nei conti bancari europei e creando una scala progressiva di punizioni per i suoi sfruttatori fino a gravose restrizioni finanziarie e di viaggio.

La Libia è in una posizione molto difficile e trovare una soluzione non sarà semplice. Ma se gli europei organizzeranno le loro prossime mosse strategicamente, avranno la possibilità di trasformare le proprie azioni in un piano per la stabilizzazione della Libia, cosa che porterà vantaggi per tutti.

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