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Italia e UE: tra priorità condivise e politiche provocatorie

Italia e UE: tra priorità condivise e politiche provocatorie

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Di Federico Solfrini, Associate Fellow, ECFR

Il ruolo di vecchia data dell’Italia nel guidare il processo di integrazione europea é iniziato a retrocedere nei mesi recenti. L’attuale governo italiano – risultato di un accordo politico tra i populisti del Movimento Cinque Stelle e l’estrema destra della Lega – ha adottato un approccio all’UE incerto e talvolta contraddittorio, che rischia di mettere a repentaglio le relazioni tra Italia e altri stati membri. Lo scorso anno, l’EU Coalition Explorer di ECFR ha identificato le tre principali priorità italiane a livello europeo: immigrazione e asilo; governance fiscale e dell’eurozona; polizia di frontiera e guardia costiera comuni. Tuttavia, gli sviluppi recenti della scena politica italiana hanno già iniziato a mettere in dubbio le conclusioni del Coalition Explorer – benché fossero ben fondate al tempo. Tale è la volatilità e imprevedibilità della politica italiana attuale.

Particolarmente degna di nota, data la prossimità delle elezioni per il Parlamento europeo, è la mancanza di consistenza nell’atteggiamento del governo nei confronti delle principali questioni europee del momento. Mentre il Movimento Cinque Stelle si focalizza sulla governance dell’eurozona, la Lega sta insistendo sul proprio tema elettorale legato ad immigrazione e diritto di asilo. Ciò non sorprende: il compromesso che ha consentito la formazione del governo di Giuseppe Conte ha portato ad una coalizione di governo internamente debole in cui le dinamiche elettorali dominano le priorità politiche. In seguito alla pubblicazione del Coalition Explorer, una delle ricercatrici principali, Almut Möller, scrisse: “L’Italia potrebbe trovare facilmente partner in Francia, Germania, Spagna e altri paesi, dal momento che tutte e tre le priorità politiche sono generalmente di grande interesse tra i paesi membri dell’UE”. Tuttavia, da quel momento, l’attuale approccio dell’Italia alle materie europee ha iniziato a mettere a rischio le proprie relazioni con tutti e tre i paesi.

Le priorità politiche italiane sono, essenzialmente, coerenti con quelle dei propri partner europei. Tuttavia, priorità comuni non si traducono necessariamente in interessi condivisi. La modalità in cui il governo Conte sta inquadrando queste questioni è diametralmente opposta a quella dei partner europei e rischia di perdere il loro supporto. Per esempio, le politiche italiane su immigrazione e diritto di asilo fanno parte della richiesta di polizia di frontiera e guardia costiera comuni. Il “Decreto Salvini” dello scorso dicembre, rimuovendo la protezione umanitaria per i migranti, rappresenta una sfida seria per la cornice politica europea esistente. L’essenza del messaggio del decreto è: Roma vuole una cornice europea più esauriente per soddisfare ciò che è percepito come “diritto dell’Italia di richiedere maggiore solidarietà in tema di immigrazione”. L’effetto immediato del decreto è stato lo smantellamento di un centro per richiedenti asilo a Castelnuovo di Porto, una istituzione da molti anni dedicata all’integrazione di più di 500 migranti. La chiusura del centro ha determinato la dispersione dei migranti in altri centri italiani. La decisione del governo è avvenuta proprio nel momento in cui Berlino ha dichiarato la propria intenzione di abbandonare l’ “Operazione Sophia”, l’operazione di pattugliamento marittimo dell’UE nel Mar Mediterraneo, in seguito alla decisione di Salvini di impedire lo sbarco dei migranti nei porti italiani. 

Inoltre, le frizioni tra il governo italiano ed i partner europei sono divenute ancora più evidenti nelle relazioni tra Italia e Francia. A gennaio, il vicepremier Luigi Di Maio, ha insinuato che il CFA franc, il franco post-coloniale utilizzato attualmente in 14 paesi africani e regolato dalla Banca Centrale francese, ha “ostacolato lo sviluppo di tali paesi e contribuito alla migrazione dei migranti che poi sono morti nel Mediterraneo o sbarcati sulle coste italiane”. Ciò ha provocato una crisi diplomatica tra Italia e Francia, con l’ambasciatore italiano convocato presso il ministero degli affari esteri francese. La crisi diplomatica è stata ulteriormente alimentata dalla decisione di richiamare l’ambasciatore francese in Italia in seguito all’incontro di Di Maio con i leader anti-Macron dei gilet jaunes, una mossa che la Francia ha giudicato “senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale”.

 

Di conseguenza, Conte ha pronunciato un discorso più accomodante al World Economic Forum di Davos, affermando che “le relazioni di amicizia” tra l’Italia e i propri due principali partner europei “non sono a rischio”. Tuttavia, ha anche reiterato la necessità di cambiare la governance dell’eurozona attraverso la creazione “di un’UE delle persone, creata dalle persone e per le persone”. Conte e Merkel hanno poi avuto un incontro bilaterale informale in caffetteria a Davos che ha portato il primo ministro italiano a concludere che la Germania non avrebbe lasciato l’operazione, anche se il ministro della difesa tedesco Ursula von der Leyen successivamente ha confermato l’abbandono da parte della Germania. Tutto ciò ha provocato rabbia all’interno del governo italiano, che ha iniziato a temere di essere lasciato in disparte. Nel mentre, i partiti di opposizione italiani hanno accusato il governo di aver contribuito a far sì che il paese fosse lasciato in disparte, precisamente in questo modo.

Qualora Conte avesse come obiettivo quello di orchestrare un accordo tra il proprio paese e quello della Merkel basato sullo “spirito di Aquisgrana”, non ha trovato né l’ambientazione, né ha fatto il lavoro preparatorio a questo. Le contraddizioni interne al proprio governo e l’approccio all’UE e ai suoi stati membri hanno praticamente strangolato sul nascere ogni tentativo di riavvicinamento.

 

L’Italia non ha intenzione di abbandonare l’UE e resta un forte sostenitore dell’integrazione europea, come mostra la ricerca di ECFR attraverso il EU Coalition Explorer. Tuttavia, il governo sta facendo fronte alle pretese dei cittadini concentrate sulle questioni domestiche, qualcosa che aiuta nella creazione di una situazione di ‘campagna elettorale permanente’. L’insoddisfazione nei confronti dei progetti europei riflette un sentimento molto diffuso nell’elettorato, rinforzato dalla minaccia alla stabilità del paese che gli italiani percepiscono legata ai migranti. Un rapporto di un think-tank politico ha confermato che la paura che l’opinione pubblica percepisce legata all’immigrazione esercita una pesante influenza su come la leadership italiana parla dei migranti. Per questa ragione, la coalizione si trova ora bloccata nella situazione infelice in cui le elezioni del Parlamento europeo potrebbero diventare un referendum sul governo stesso, con il risultato di suggerire quale dei due orientamenti – estrema destra o populismo – l’elettorato preferisca.

 

Ogni partito della coalizione di governo ha la libertà di continuare a fare campagna elettorale in base alle proprie promesse elettorali, anche laddove queste si contraddicano reciprocamente. Il Movimento Cinque Stelle si concentrerà sulla governance dell’eurozona, la Lega sull’immigrazione. Tuttavia, questo gioco porta con sé un costo nei confronti degli altri partner europei; rappresenta un concreto rischio per le partnership e un passo indietro nell’impegno italiano nei confronti dell’integrazione europea.