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Iran: Perché l’accordo sul nucleare è ancora importante per l’Europa

Iran: Perché l’accordo sul nucleare è ancora importante per l’Europa


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. (cropped) - CC BY 2.0

Il 16 gennaio l’entrata in vigore del JCPOA ha compiuto il suo terzo anniversario – ce ne sarà un altro?

Tre anni fa, entrava in vigore il Joint Comprehensive Plan for Action (JCPOA), l’accordo tra l’Iran e le potenze mondiali per ridurre il programma di armi nucleari iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. L’accordo regge ancora – ma ha le sue difficoltà. Ci sono crescenti indicazioni della fatica e della frustrazione degli Stati firmatari nel tentativo di impedirne il collasso, specialmente in seguito al ritiro degli Stati Uniti nello scorso maggio. In un clima simile, è importante che le parti interessate ricordino perché l’accordo resta importante:

  • Il JCPOA è il prodotto di più di 10 anni di negoziati. L’Occidente temeva che il programma nucleare iraniano in continua espansione potesse costituire un serio rischio di proliferazione nucleare. A preoccupare ancor di più l’Europa, era la possibilità che gli Stati Uniti e Israele, o entrambi, potessero sferrare degli attacchi militari in un paese di 80 milioni di abitanti. In seguito alle invasioni dell’Afghanistan nel 2001 e dell’Iraq nel 2003, gli europei vollero evitare maggiori fattori di instabilità nel loro vicinato.
  • Il JCPOA ha una concorrenza imperfetta. Tuttavia, si incentra su un compromesso politico che affronta le preoccupazioni centrali sia dell’Iran sia dei paesi del gruppo P5+1 (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Cina, Russia e Germania). Secondo le stime degli Stati Uniti, il JCPOA avrebbe contribuito ad allungare di due o tre mesi sino ad un anno il periodo – cosiddetto “di fuga” – necessario all’Iran per creare una bomba nucleare. Benché gli Stati Uniti abbiano reimposto le sanzioni cui si erano originariamente impegnati a cancellare sotto il JCPOA, le Nazioni Unite e l’Unione europea si sono astenute dal farlo.
  • Sotto il JCPOA, l’Iran ha eliminato il 98 percento del suo uranio arricchito; stabilito un tetto al suo livello di arricchimento di uranio del 3,67 percento; rimosso due terzi delle centrifughe installate; concordato di convertire il suo impianto di arricchimento dell’uranio di Fordow in una struttura per la ricerca; riprogettato il reattore ad acqua pesante di Arak; e concesso agli ispettori internazionali un maggiore accesso ai suoi impianti nucleari. (Per maggiori dettagli potete leggere questa approfondita analisi ECFR sul JCPOA)
  • L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), che supervisiona il JCPOA, ha pubblicato più di dieci report che testimoniano come l’Iran continui a rispettare l’accordo. E questo avviene nonostante l’abrogazione voluta dal Presidente Donald Trump delle responsabilità degli Stati Uniti nell’ambito dell’accordo. Trump ha proceduto in questa direzione nonostante l’intelligence americana abbia confermato le conclusioni dei report dell’AIEA sull’impegno dell’Iran.
  • Al di là dei suoi aspetti benefici per la non proliferazione, il JCPOA ha creato un’apertura politica tra Occidente e Iran utile ad allentare la mutua ostilità sul nucleare – ed eventualmente contribuire ad una normalizzazione dei rapporti.

Questa normalizzazione è un esito che gli avversari dell’Iran nel Medio Oriente temono fortemente. Per questo, Israele e Arabia Saudita hanno intensificato i loro sforzi per scatenare il fallimento del JCPOA. Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo e la campagna di “massima pressione” – per dirla alla Trump – rappresentano un regalo per i due avversari e per tutti gli estremisti a Teheran che mirano ad indebolire le relazioni tra Iran e Europa.

L’Europa deve far fronte alla pressione sempre maggiore esercitata da Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita per degradare i suoi rapporti con l’Iran a tutti i livelli e farla salire sul carrozzone della “massima pressione”. Il summit sul Medio Oriente (probabilmente incentrato sull’Iran) che sarà organizzato da Stati Uniti e Polonia a Varsavia nei prossimi mesi, fa parte della strategia di creare una spaccatura tra Europa e Iran.

Sino ad ora, malgrado le difficoltà incontrate con il JCPOA, la crescente pressione esercitata dagli Stati Uniti e le recenti tensioni con l’Iran, i governi europei e l’UE sono stati in grado di mantenere buoni rapporti con Teheran. Il forte impegno dell’Europa nel rispettare l’accordo sul nucleare, e non da meno la sua promessa di creare delle società veicolo (SPV) pensate per facilitare il commercio con l’Iran, rappresentano alcuni dei fattori chiave dell’aderenza dell’Iran al JCPOA.

Data la severità delle ultime sanzioni secondarie americane, è probabile che l’Iran continui ad adempiere all’accordo solo se Europa, Cina e Russia siano in grado di fornirle concrete ragioni per farlo. Crescenti segnali testimoniano che la pazienza dell’Iran non sarà eterna, dato in particolar modo che le sue vendite di petrolio, fonte vitale di reddito per il paese, sono calate del 60% in seguito alla re-imposizione delle sanzioni americane.

Infine, tutti i firmatari del JCPOA si trovano d’accordo nel riconoscere che l’accordo funzionerà solo quando gli Stati Uniti riprenderanno in parte il loro impegno, almeno alleggerendo le sanzioni secondarie sulle aziende straniere che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran. Fino a quel momento, l’Europa dovrà mantenere i suoi sforzi per conservare il JCPOA. Questo richiederà la registrazione e la messa in opera delle SPV (benché siano in atto dei concreti lavori verso tali misure, il progetto si trova ancora a settimane di distanza dal suo completamento). Anche la Cina dovrà fare la sua parte per far fronte al recente calo del commercio con l’Iran piuttosto che aspettare di vedere se avrà un beneficio da una SPV europea.

Il collasso del JCPOA porterebbe al rischio reale di un ulteriore conflitto militare nel Medio Oriente. E di fatti degli esponenti influenti nell’amministrazione Trump, in particolar modo il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, hanno da tempo propugnato un intervento militare americano contro l’Iran. Come suggerisce la storia, un simile intervento avrebbe dei costi enormi per l’Europa – ed è un esito che l’Europa deve in tutti i modi cercare di evitare.  

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