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Crisi in Yemen: la grande fuga di Hadi


Durante lo scorso fine settimana, la crisi politica in Yemen ha preso un'altra svolta drammatica. Abdo Rabbu Mansour Hadi, tenuto agli arresti domiciliari dai ribelli fin da quando ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza il 21 gennaio scorso, è fuggito da Sana'a ed ha raggiunto Aden. In un comunicato rilasciato sabato sera, Hadi ha rigettato le sue dimissioni, accusando gli Houthi, il gruppo ribelle  sciita zaydita che da settembre ha preso il controllo di Sana'a, di aver ordito un colpo di Stato. Domenica Hadi ha incontrato ad Aden alcuni funzionari, apparentemente in qualità di presidente dello Yemen.

La tempistica del ritorno di Hadi sulla scena ha creato scompiglio nello Yemen e in tutta la regione. Le sue dimissioni sono di un mese fa, il suo mandato, teoricamente prorogato fino al 21 febbraio , era in un limbo e, stando alle dichiarazioni dell’inviato delle Nazioni Unite in Yemen Jamal Benomar, un nuovo accordo politico era in fase di finalizzazione . Gli Houthi controllano la capitale yemenita, Sana'a, così come la maggior parte del nord del Paese, e i loro alleati del Consiglio Rivoluzionario, organo esecutivo principale del paese da quando l’8 febbraio i ribelli e i loro alleati hanno unilateralmente emanato una "dichiarazione costituzionale" , vedono la mossa di Hadi come un atto destabilizzante pensato per servire le "potenze straniere".

Dall’altro lato, ci sono state manifestazioni in città importanti dello Yemen come Taiz e Ibb per sostenere Hadi come legittimo presidente del paese, così come hanno fatto gli organismi tribali delle province di al-Jawf e Marib e i leader di molte province meridionali. Tuttavia, molti yemeniti, se non la maggior parte, hanno reagito in maniera guardinga, esprimendo solo previsioni incerte che evidenziano uno stato di paura e insicurezza.

Non sono chiari i dettagli di come esattamente Hadi sia riuscito a raggiungere Aden, e non è chiaro neanche come questa mossa finirà per influenzare la scena politica dello Yemen. L'ex primo ministro Khaled Bahah rimane agli arresti domiciliari a Sana'a, mentre molti altri membri chiave del governo dimissionario, su tutti l'ex Ministro della Difesa, Mahmoud al-Subayhi e l’ex Ministro degli Interni Jalal al-Rowaishan, sono tornati ai loro posti e collaborano apertamente con gli Houthi, che rimangono la principale potenza militare in gran parte del nord dello Yemen. I sostenitori del predecessore di Hadi, Ali Abdullah Saleh, conservano una grande quantità di potere nel paese. I loro rapporti con gli Houthi sono divenuti sempre più tesi, ma in ogni caso è improbabile che possano accogliere qualsiasi iniziativa che somigli ad un ritorno al potere di Hadi. Inoltre, nonostante Hadi venga dal sud, è visto con sospetto da molte fazioni del Movimento secessionista meridionale, che mira a ripristinare l'indipendenza dell’ex Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (PDRY), una regione indipendente fino al 1994. Questo pone delle incertezze sulla possibilità che Hadi possa mantenere Aden come capitale temporanea.

Qualunque sia la misura in cui la grande fuga di Hadi ad Aden abbia cambiato la scena politica dello Yemen, i contorni della situazione rimangono in gran parte gli stessi. Rimane nell'interesse di tutte le fazioni il raggiungimento di una soluzione di compromesso, che porti a una sorta di governo di condivisione consensuale del potere. Ma col passare del tempo, le crepe sociali che separano gli yemeniti si stanno acuendo, mentre l'economia stagnante si sta avvicinando al collasso. In molti avvertono la possibilità di un’esplosione delle violenze e che la crisi umanitaria in atto possa peggiorare. Lo Yemen ha dimostrato notevole capacità di recupero in questa continua situazione di crisi. Ma anche gli osservatori più ottimisti sono sempre più preoccupati che il paese si avvicini ad un punto di rottura.