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La sopravvivenza dell’UE dipende da come proteggerà i propri cittadini.

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È ora che l’Europa abbandoni la pretesa di voler modellare il mondo a propria immagine e somiglianza.

Xi Jinping, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan sono partner tattici per l’Europa ma non alleati nella difesa di un ordine mondiale liberale, ordine inoltre indebolito dalla crescita dei partiti populisti attraverso lo sfruttamento delle paure e delle insicurezze dei cittadini legate al fenomeno migratorio ed  al libero commercio. I leader europei devono essere realisti e focalizzarsi sul preservare il sogno di un ordine liberale stabile a livello interno e, contemporaneamente, accettare il ritorno di un più debole ordine liberale nel resto del mondo. Ciò implica collaborare con i regimi, abbandonare gli imperativi morali ed accettare che l’Europa non sia l’unico polo di attrazione nel vicinato orientale. L’Europa può promuovere governi stabili in Georgia, Ucraina e Moldavia senza però doverli considerare possibili candidati all’adesione.

La sfida consiste nell’imparare dalla lezione dell’esperienza populista prima che sia troppo tardi e nel ripensare l’Europa in modo che possa riconquistare la propria legittimità. Lo slogan macroniano ‘Europe qui protège’ potrebbe rappresentare un modello a cui ispirarsi.

I leader europei devono accettare il fatto che quella tanto cercata interdipendenza, realizzatasi attraverso l’euro e la libera circolazione, sta alimentando sentimenti di impotenza e vulnerabilità. La sopravvivenza dell’UE dipende da come proteggerà i propri cittadini.

Vi è inoltre la necessità di ristabilire la fiducia, non solo tra cittadini e governi, ma tra i governi stessi. Con questo alto livello di divisione tra gli stati membri, la miglior speranza consiste in un’integrazione attraverso coalizioni flessibili che raggruppino diversi stati membri a seconda dei dossier. Un’Europa fatta di cerchi concentrici, con Germania e Francia al centro, non indebolirà la solidarietà: è dimostrato che le principali divisioni hanno luogo all’interno dell’Eurozona e Schengen e non tra i diversi cerchi.

Germania e Francia sono vitali per ricostruire il progetto europeo. La Germania ha cominciato ad accettare questo ruolo ed a prendersi maggiori responsabilità per la sicurezza, impegnandosi nel 2017 a spendere l’8% in più per la difesa. 

Ma ciò che conta più delle capacità e la predisposizione mentale. La Germania deve essere più flessibile in modo da saper collaborare anche al di fuori delle istituzioni europee e dimostrare un approccio più morbido ai principi economici ed all’interpretazione delle regole. Macron potrebbe aiutare nel porre fine ad alcune delle divisioni interne all’Europa, ad esempio attraverso la combinazione di misure anti-terroristiche con un approccio più umanitario alla questione rifugiati.

Questi espedienti en-même-temps, potrebbero aiutare un’Europa bloccata dalle divisioni interne, offrendo una via d’uscita di cui ha disperatamente bisogno.

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