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Iran: tutto ciò che c’è da sapere sulle elezioni presidenziali


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Il 19 maggio nella Repubblica islamica dell’Iran si terranno le elezioni presidenziali, le prime post-accordo sul nucleare del 2015. Il presidente in carica Hassan Rouhani si è candidato insieme ad altri cinque candidati, approvati dal Consiglio dei Guardiani della Costituzione. La campagna elettorale è stata incentrata principalmente sulle politiche economiche, per affrontare elevata disoccupazione, crescente disuguaglianza, e per reintegrare il paese nel circuito di piattaforme finanziarie globali a seguito della diminuzione delle sanzioni prevista dall’ accordo sul nucleare.

Le decisioni politiche in Iran vengono in gran parte concepite tramite il consenso tra le diverse figure di rappresentanza all’interno del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale (SNSC). Il SNSC è presieduto dalla guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, giudice ultimo in materia di sicurezza nazionale: nel ruolo di presidente, Khamenei ha indirizzato le decisioni a volte verso posizioni moderate a volte radicali. Per governi ed imprese europee, che per lungo tempo hanno trattato economicamente con la Repubblica islamica, vi è una netta distinzione tra le amministrazioni dell’ex presidente Mohammad Khatami, di Mahmoud Ahmadinejad e Rouhani.

Se Rouhani dovesse vincere al secondo turno, l'Iran continuerà probabilmente il percorso di apertura economica e rafforzerà il proprio engagement con l'Europa. Tuttavia, una vittoria portata a casa da uno dei suoi avversari conservatori, Ebrahim Raisi e Mohammad Ghalibaf, potrebbe favorire un percorso più isolazionista.

I candidati:

•          Hassan Rouhani: presidente attualmente in carica, eletto nel 2013 con la promessa di una risoluzione dello scontro sul programma nucleare iraniano e la rimozione delle sanzioni internazionali. Religioso, 68 anni con un dottorato di ricerca presso l'Università Caledonian di Glasgow, è stato considerato il fautore  di politiche di orientamento prevalentemente centriste e sostenitore delle relazioni diplomatiche con le potenze globali.

•          Esghaq Jahangiri: Rappresentante dei riformisti è attualmente vicepresidente del gabinetto di Rouhani. E’ stato ministro dell'ex presidente Khatami. 60 anni, molti lo considerano una spalla di Rouhani e si aspettano che si avvicini sempre di più a lui in vista delle elezioni, e che massimizzi i voti dietro un blocco centro / riformista.

•          Ebrahim Raisi: candidato conservatore fido alleato della Guida Suprema  dell'Iran che nel marzo 2016 lo ha nominato custode dei siti religiosi iraniani di Astan-e Quds Razavi,. Religioso, 57 anni, con un dottorato di ricerca in diritto islamico. Già procuratore, è stato impegnato nel comitato speciale che autorizzò le  controverse esecuzioni nel 1988.

•          Mohammad Bagher Ghalibaf: candidato conservatore, già capo della polizia, e membro del Corpo rivoluzionario della Guardia iraniana (IRGC), è stato sindaco di Teheran dal 2005. E’ in corsa alle presidenziali per la terza volta. Cinquantenne, lo scorso anno, ha affrontato delle critiche sulla corruzione all’interno del proprio municipio.

L’ economia come priorità

La campagna elettorale del 2017 è stata fortemente focalizzata sull'economia iraniana. I rivali di Rouhani attaccano il suo governo per non aver migliorato le condizioni socioeconomiche, nonostante l'accordo sul nucleare e il ritiro delle sanzioni. Secondo il sondaggio IranPoll survey condotto in aprile prima dell'inizio della campagna elettorale, il 72% degli elettori ritiene che l'accordo sul nucleare non abbia fatto nulla per migliorare la situazione economica dei cittadini. Sebbene il governo di Rouhani abbia affrontato con successo gli elevatissimi tassi di inflazione (passati dal 40% all'inizio del suo mandato nell'agosto 2013 a circa il 10%), ciò è dovuto in gran parte ai cambiamenti di policy interna, piuttosto che alla riduzione delle sanzioni. La disoccupazione ha raggiunto il 12,7% (circa 3,3 milioni), con una disoccupazione giovanile in crescita dal 24% al 30% durante il mandato di Rouhani.

Dall'attuazione dell'accordo nucleare e dall'allentamento delle sanzioni nel gennaio 2016, le proiezioni di crescita economica dell'Iran sono state impressionanti, con una oscillazione tra il 5 e l’8% previste per il 2018. Gli scambi commerciali tra Asia ed Europa ed Iran hanno registrato un miglioramento, grazie all’espansione delle esportazioni petrolifere iraniane, che adesso ammontano a 2,5 milioni di bpd. Un aumento significativo rispetto al livello di circa 1 milione di bpd nel 2013, tuttavia ancora al di sotto dei livelli registrati nel 2011, prima che le sanzioni europee sull'energia si intensificassero.

Il governo Rouhani ha messo in evidenza l'importanza degli investimenti internazionali per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, sostenendo che il solo rilancio dei settori petroliferi e del gas iraniano richiederà un investimento di circa 200 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. Durante l'ultimo dibattito presidenziale del 12 maggio, Rouhani ha sottolineato come l'accordo sul nucleare abbia aumentato i ricavi di 20 miliardi di dollari, di cui il governo ne vuole investire 15 per progetti di sviluppo economico.

È chiaro, tuttavia, come le imprese internazionali rimangano scettiche circa gli investimenti su larga scala in Iran. Ciò è dovuto principalmente a problemi legati alla copertura bancaria e finanziaria per tali operazioni, all'avversione al rischio e alla continua esistenza delle sanzioni USA sull'Iran.

Di conseguenza, la riduzione delle sanzioni non ha portato, ad oggi, all'afflusso previsto di investimenti o creazione di posti di lavoro. L'accordo sul nucleare ha avuto un impatto tangibile minore su classi medie ed operaie, mentre la disuguaglianza sociale è cresciuta. Gli avversari di Rouhani cercano di sfruttare questo diffuso senso di disillusione per sottrargli alcuni sostenitori del 2013.

Il post-accordo sul nucleare

Tutti i candidati hanno espresso il proprio impegno a sostenere l'accordo sul nucleare come da documento approvato dalla leadership superiore della Repubblica islamica. Tuttavia, sono divisi in due gruppi su come affrontare le sfide economiche che persistono a seguito dell'abolizione delle sanzioni.

I candidati moderati e riformisti, Rouhani e Jahangiri, riconoscono che occorre fare ancora di più per risolvere gli ostacoli bancari e finanziari che limitano l'integrazione dell'Iran nei mercati globali, tuttavia, come principale rimedio propongono ulteriori riforme diplomatiche e favorevoli all’apertura del mercato come principale rimedio.

Le fazioni conservatrici e "principaliste" rifiutano questa strada, invitando invece ad un approccio più esigente con i partner internazionali ed ad un'economia più autosufficiente. Nel secondo dibattito pubblico del 5 maggio, Raisi ha sottolineato come sia giunto il momento di "incassare" l'accordo, sostenendo come Rouhani sia troppo debole per affrontare gli Stati Uniti e per offrire vantaggi economici ai cittadini più poveri dell'Iran. Ghalibaf, , intende chiedere agli Stati Uniti "pieni diritti" per l'Iran per l’accesso a strutture bancarie internazionali. Entrambi sono sostenitori delle classi più disagiate e vogliono ridurre la disuguaglianza aumentando la produzione nazionale con maggiori sussidi.

Raisi cerca di appellarsi all’elettorato più devoto e meno abbiente delle province rurali. Ghalibaf etichetta Rouhani come elitario (e il presidente del cosiddetto "4 per cento") non in contatto con la realtà economica degli iraniani medi. Si impegna a creare 5 milioni di posti di lavoro e raddoppiare il reddito medio. Questi piani sono stati criticati da Rouhani e Jahangiri, i quali sostengono che l'aumento delle sovvenzioni innescherà un'elevata inflazione e che in assenza di investimenti internazionali ci sarà solamente un piccolo spazio per la crescita economica.

Alcune delle politiche portate avanti dai candidati conservatori sembrano essere più in linea con i desideri della Guida Suprema dell’Iran, che ha insistito a lungo per costruire “un'economia di resistenza” alle pressioni occidentali. In un discorso del 25 aprile ha consigliato ai candidati alle presidenziali di "Non guardare ai paesi occidentali e di concentrarsi invece sugli assets nazionali" per soddisfare le esigenze del paese.

Una Politica Estera di maggior respiro

Sebbene la campagna sia ancora incentrata sulle questioni interne, i candidati hanno presentato alcune idee riguardanti un maggiore impegno con l'Occidente.

Rouhani e Jahangiri mettono in guardia contro l'isolazionismo puntando all'espansione della diplomazia, sostenendo come essa abbia assicurato all'Iran un posto ai negoziati sulla Siria. Rouhani e Jahangiri attaccano i candidati conservatori per la mancanza di esperienza diplomatica nella difesa dei dell'Iran sulla scena internazionale.

Nel primo dibattito in diretta, Jahangiri ha insinuato come i gruppi che eseguirono il raid nell'ambasciata saudita a Teheran, nel gennaio 2016, fossero legati a fazioni conservatrici che cercavano di affossare il potenziamento diplomatico del governo Rouhani. Allo stesso modo, nel seguente dibattito, Rouhani ha suggerito come i gruppi di opposizione legati ad alcuni dei candidati conservatori hanno cercato di far deragliare l'accordo sul nucleare, sperimentando missili balistici muniti di messaggi anti-israeliani.

Pur sostenendo la diplomazia quando necessaria, Raisi e Ghalibaf attribuiscono maggiore importanza alla necessità di rafforzare le capacità militari e di difesa per ridurre la vulnerabilità dell’Iran sulla pressione estera e garantirne i confini. Ghalibaf ha ripetutamente espresso una diffidenza profonda verso gli Stati Uniti e, in misura minore, i paesi europei, che egli ritrae come approfittatori a discapito dell'Iran.

Coalizioni tra candidati

Rouhani ha assicurato il sostegno dell'ex presidente Khatami, visto come leader spirituale del blocco riformista, nonché Molana Abdolhamid, uno dei massimi chierici sunniti iraniani. Per attirare più elettori riformisti e voti di minoranza, Rouhani si impegna a concentrarsi maggiormente sulla creazione di più equi diritti di cittadinanza in Iran, indipendentemente dal gender, dalla fede, dall'etnia e dall'affiliazione politica. Ha anche dichiarato apertamente che i suoi principali rivali conservatori condividono una piattaforma pragmatica con le fazioni estremiste pro-violenza. Evitando di sostenere Rouhani come proprio candidato prescelto, Ali Larijani, figura influente del mondo conservatore e presidente del parlamento, ha respinto i piani di sovvenzione economica proposti da Ghalibaf e Raisi.

Raisi è stato appoggiato dall’influente seminario religioso di Qom. Raisi e Ghalibaf dovrebbero ottenere voti dalle province rurali e dalle famiglie a basso reddito che hanno sostenuto l'ex presidente Ahmadinejad. I funzionari dell'IRGC hanno dichiarato che il gruppo non sosterrà pubblicamente alcun candidato. Tuttavia, si crede ampiamente che alcune potenti fazioni all'interno dell'IRGC favoriscano Raisi, data la loro diffidenza nei confronti del governo di Rouhani.

La Guida Suprema dell'Iran sta incoraggiando una grande affluenza senza sostenere formalmente alcun candidato (né ci si aspetta che lo farà). Tuttavia, ha ripetutamente messo in dubbio la capacità del governo di Rouhani di sfruttare al meglio l'accordo sul nucleare e gli organi di stampa vicini al leader supremo hanno intensificato gli attacchi contro la campagna di Rouhani.

Il voto

Il sondaggio IranPoll survey condotto ad aprile prima dei dibattiti televisivi, e la conferma dei candidati ha suggerito che ci sarebbe stata una corsa a tre tra Rouhani, Ghalibaf e l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Jahangiri e Raisi, nel frattempo, erano sconosciuti a quasi la metà dell'elettorato. Tuttavia, Ahmadinejad è stato squalificato dalla corsa alle presidenziali, e recenti sondaggi hanno indicato che Raisi potrebbe superare Ghalibaf come principale rivale di Rouhani.

Sebbene Rouhani rimanga in pole position, un gran numero di elettori indecisi (circa il 50%) potrebbe cambiare i risultati nella prossima settimana. Raisi o Ghalibaf potrebbero ancora superare Rouhani, o portare ad un secondo turno. Questo sarebbe senza precedenti per un presidente in carica.

Qualora Rouhani dovesse vincere, un risultato ravvicinato probabilmente indebolirà la capacità di accelerare le riforme economiche pianificate, l'apertura agli investimenti stranieri e la disponibilità a perseguire attivamente la diplomazia con gli attori occidentali. La sua campagna si concentrerà pertanto sull'attirare un'elevata partecipazione elettorale e sull’assicurare il sostegno non solo di gruppi riformisti, ma anche di conservatori centralisti che favoriscono le sue politiche economiche più moderate.

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